Stop alle assunzioni in Sicilia per un anno e mezzo o poco più. Il conto dello scontro politico lo pagheranno i siciliani in attesa di occupazione. E’ questo il risultato ottenuto ieri sera dalle opposizioni a sala d’ercole. Passa, infatti, la norma che blocca le assunzioni nelle società partecipate dell’amministrazione regionale fino alla fine del prossimo anno.
L’emendamento Pd condiviso da tutta l’opposizione
L’emendamento era del ma ha avuto il sostegno di pezzi della maggioranza ed è stato approvato con voto palese. Una norma che nasce dopo le polemiche su alcune assunzioni nelle società Partecipate accusate di aver trovato spazio lavorativo solo per parenti e amici di amministratori. L’ultima denuncia, targata proprio pd,. riguarda le assunzioni, 75 in tutto, al Cefpas fatte in dieci giorni. Su quella vicenda c’è una commissione regionale ma si tratta solo di contrattini co.co.co.
Si salvano concorsi e stabilizzazioni
Si salvano dal blocco, però, i concorsi nell’amministrazione regionale, le stabilizzazioni di precari già in corso ed eventuali contratti a lavoratori stagionali nelle fondazioni liriche e nei teatri ma solo nella misura in cui solitamente vengono reclutati.
Una norma definita “elettorale” da alcuni visto che si sta per entrare nell’ultimo anno di legislatura e si vuole evitare la tentazione dei deputati di fare clientela in questo modo. Di fatto la voglia di impedire la “mala politica” colpisce chi sperava in un lavoro da qui alla fine del 2027
Le ombre evocate da Dipasquale
“Abbiamo presentato questo emendamento sul blocco delle assunzioni, condiviso da gran parte del Parlamento, perché siamo in campagna elettorale e in queste settimane abbiamo assistito — come accaduto al Cefpas — a una parte della classe politica che ha pensato di occupare le postazioni con i propri parenti. Si tratta di un grave fatto etico” ha detto il deputato del Pd all’Ars Nello Dipasquale intervenendo in Aula.
Nel corso del suo intervento, Dipasquale ha anche evidenziato una criticità legata alle Asp: “Dai dati in mio possesso emergono casi di mogli, mariti e parenti di consiglieri comunali, appartenenti alla stessa area politica, in servizio in diverse Asp della Sicilia — ha aggiunto —. La situazione è drammatica: la pubblica amministrazione viene utilizzata per costruire consenso e vincere le elezioni. È una cosa assurda. Il Cefpas è parte del problema”, ha concluso.
I distinguo del Pd
“Siamo per i concorsi, per il diritto di avere un lavoro senza sponsor politici, siamo per la meritocrazia e la trasparenza. Per questo dico che è stato un voto di buonsenso, bloccando le promesse di assunzioni in campagna elettorale abbiamo impedito che si aprissero maglie pericolose. Al tempo stesso abbiamo salvaguardato la possibilità di reclutare personale nei servizi strategici. Come abbiamo detto anche in aula, se saranno necessari ulteriori interventi o integrazioni, continueremo a svolgere il nostro ruolo di opposizione responsabile” sostiene il capogruppo Michele Catanzaro.
“Quanto all’andamento della seduta – aggiunge Catanzaro – cambiano gli assessori ma il governo Schifani resta lo stesso, confuso e diviso, con una maggioranza fragile che va ko di fronte alle compattezza d’aula dell’opposizione”.
La corsa a sostenere di non essere contrari al lavoro
“Non siamo contrari al lavoro né alle assunzioni pubbliche, ma davanti alle ombre, ai sospetti e alle troppe anomalie emerse negli ultimi mesi era necessario fermarsi e ristabilire regole di trasparenza e credibilità” precisa in aula il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca in relazione alla norma approvata dall’Ars che sancisce lo stop alle assunzioni nelle partecipate fino al dicembre del 2027.
“Alla fine – ha affermato – avete costretto il Parlamento a buttare il bambino con l’acqua sporca. Nessuno aveva il desiderio di bloccare procedure o assunzioni, ma questo governo ci ha portato a un punto tale da rendere inevitabile un intervento drastico”.
Nel suo intervento De Luca ha richiamato le recenti vicende finite al centro delle cronache giudiziarie e politiche, sottolineando la necessità di ripristinare fiducia e trasparenza nelle selezioni pubbliche.
“Quando emergono dubbi, indiscrezioni e notizie che parlano di favoritismi, trasferimenti pilotati o concorsi gestiti senza sufficienti garanzie – ha detto – il Parlamento ha il dovere di intervenire prima che lo facciano altri organi. Non è motivo d’orgoglio arrivare a questo punto, ma è un atto di responsabilità”.
“In Sicilia – ha concluso De Luca – il lavoro troppo spesso non è stato vissuto come un diritto, ma come un favore. E quando il lavoro diventa clientelismo o strumento di consenso politico, si tradisce il principio stesso della pubblica amministrazione. Purtroppo ci avete portato a questo punto e oggi siamo costretti ad intervenire per difendere legalità, trasparenza e meritocrazia”.
Nel frattempo proseguono le stabilizzazioni
Nel frattempo viene, però, approvata all’Ars la norma a tutela dei lavoratori ASU e PUC impiegati nei Comuni in dissesto o in piano di riequilibrio finanziario. Il provvedimento consente di prorogare la loro permanenza nel bacino regionale, in attesa che gli i Comuni approvino i Bilanci, presupposto indispensabile per avviare l’iter di stabilizzazioni. A causa delle difficoltà finanziarie, molti Enti non potranno rispettare la scadenza del 30 giugno 2026 per completare le stabilizzazioni. Senza questo intervento normativo 1200 lavoratori rischiavano di restare esclusi.
“Con questa norma – ha commentato il deputato regionale di Forza Italia Marco Intravaia – consentiamo agli addetti ASU e PUC dei comuni in difficoltà di tirare un sospiro di sollievo e, nel contempo, evitiamo gravi ripercussioni sul funzionamento degli Enti locali. I lavoratori potranno rimanere nel bacino regionale in attesa dell’approvazione dei Bilanci comunali e che il Governo nazionale modifichi la scadenza del 30 giugno”.
Sì alle anticipazioni del Tfr
Sempre in tema di lavoro e personale passa anche l’anticipazione del tfr per il personale regioanle assunto negli anni 2000. “L’approvazione a Sala d’Ercole della norma che concede l’anticipo del Trattamento di fine rapporto (Tfr) al personale regionale assunto dopo il 1° gennaio 2001 rappresenta uno storico traguardo di giustizia sociale e uguaglianza lavorativa” dice Marianna Caronia, deputato regionale del partito Noi Moderati all’Ars.
“Questa misura, nata da un emendamento da me fortemente voluto e presentato in sinergia con il sindacato Cobas-Codir, cancella finalmente una disparità di trattamento inaccettabile che gravava su migliaia di lavoratori – spiega la parlamentare – Dopo un lungo percorso politico, che mi ha vista ripresentare e difendere questa norma in diversi disegni di legge sotto forma di stralcio, siamo finalmente riusciti a dare una risposta concreta a oltre 5000 dipendenti regionali”.
“Parliamo di ex contrattisti stabilizzati, vincitori di concorso e parenti delle vittime di mafia – sottolinea Caronia -. Lavoratori che da oggi, al pari dei colleghi assunti in precedenza, potranno accedere all’anticipazione delle proprie spettanze per far fronte a necessità primarie e improcrastinabili, come l’acquisto della prima casa o la copertura di urgenti spese mediche. Questo risultato dimostra come la buona politica e l’ascolto dei corpi sociali possano produrre riforme epocali per la nostra Isola”, conclude Caronia.
Sì, invece, alle assunzioni alle vittime di violenza di genere
Diventa definitiva in Sicilia, invece, la norma che garantisce alle donne vittime di violenza di genere, e ai loro figli, l’accesso al lavoro nelle pubbliche amministrazioni regionali.
L’Ars ha approvato un altro emendamento del Movimento 5 Stelle, a prima firma della deputata Roberta Schillaci, che elimina il limite temporale previsto dalla legge regionale n. 3 del 2024, rendendo permanente l’obbligo di assunzione presso amministrazione regionale, enti locali, aziende sanitarie ed enti collegati.
La norma originaria fissava infatti al 31 dicembre 2025 la scadenza della misura. Con l’intervento approvato oggi, quel termine viene cancellato definitivamente.
“Non potevamo consentire – afferma Roberta Schillaci – che una misura così importante avesse una data di scadenza. Le donne che escono da percorsi di violenza hanno bisogno di autonomia economica, stabilità e strumenti concreti per ricostruire la propria vita. Il lavoro rappresenta uno dei principali presìdi di libertà e dignità. Rendere permanente questa norma significa trasformare un sostegno a tempo in un diritto stabile”.
“Si tratta – conclude Schillaci – di un segnale forte da parte delle istituzioni regionali, che devono essere sempre più protagoniste nel contrasto alla violenza di genere, non solo attraverso l’assistenza, ma anche tramite politiche attive di inclusione e indipendenza economica”.
Stop anche ai doppi incarichi
Infine approvata a Sala d’Ercole la norma che prevede l’incompatibilità degli incarichi nelle Aziende Sanitarie Provinciali con ruoli politici. Per intenderci mai più un caso Ferdinando Croce, che ha rivestito contemporaneamente il ruolo di Direttore dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani e Assessore del comune di Giardini Naxos.
La legge che vede il vice presidente dell’Ars Nuccio Di Paola, quale primo firmatario, prevede nello specifico che: “gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle Aziende Sanitarie Provinciali o nelle Aziende Ospedaliere sono incompatibili con la carica di sindaco, di componente della giunta comunale, di consigliere comunale, di presidente del consiglio circoscrizionale e di consigliere circoscrizionale”






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