I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno risarcire 45 familiari delle 81 vittime della strage di Ustica (27 giugno 1980, 81 morti) per complessivi 55 milioni di euro. È quanto ha deciso, depositando tre nuove sentenze, la Prima Sezione civile della Corte di Appello di Palermo. Lo scorso 28 giugno la stessa Corte aveva già condannato i due dicasteri a risarcire altri 39 familiari dei passeggeri del Dc9 Itavia per ulteriori 17 milioni di euro.

Nelle tre sentenze la Corte di Appello del capoluogo siciliano, rigettando altrettanti ricorsi dell’Avvocatura dello Stato, quantifica il danno rimandando ai motivi della sentenza emessa il 28 giugno scorso. In primo grado, nel settembre 2011, il tribunale di Palermo aveva condannato i due ministeri a risarcire oltre 100 milioni di euro a 81 familiari.

Secondo la Corte d’Appello palermitana i ministeri della Difesa e dei Trasporti, innanzitutto, “avrebbero dovuto attivarsi per le opportune
reazioni, per consentire ad esempio l’intercettazione del velivolo ostile al fine di garantire la sicurezza e l’incolumità di passeggeri ed equipaggio”.

Il tribunale, sposando le conclusioni raggiunte in primo grado (concluso nel 2011 con la condanna degli stessi ministeri) e nell’ambito della lunga istruttoria penale condotta dal giudice Rosario Priore, ribadisce che sulla base dei rilevamenti radar l’incidente del Dc9 Itavia si verificò “a causa dell’operazione di intercettamento realizzata da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure quale conseguenza di una quasi-collisione verificati tra l’aereo  nascosto e il Dc9”.

La Corte di Appello ha dovuto adeguarsi al recente orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione, secondo cui la vita non sarebbe un diritto risarcibile in caso di morte istantanea, e ha dichiarato prescritto il diritto al risarcimento per ‘depistaggio’, riducendo considerevolmente la
misura dei risarcimenti.