La Super ZES può diventare un volano decisivo per rilanciare la competitività del Mezzogiorno e attrarre nuovi investimenti produttivi. Una leva importante, ma non sufficiente se isolata dal contesto. Perché la misura produca effetti duraturi, serve un cambio di paradigma che metta al centro i territori, le infrastrutture e il capitale umano.
A sostenerlo è Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria, che dalle pagine di Innovation Island invita a guardare oltre il perimetro degli incentivi fiscali e a puntare sulla qualità complessiva dell’ecosistema economico.
Super ZES, una leva strategica per la Sicilia
Dal punto di vista di Sicindustria, il potenziale della Super ZES è rilevante, soprattutto per la Sicilia. “Con l’introduzione della Super ZES, il governo guidato da Renato Schifani ha voluto imprimere un forte impulso alla ZES unica, rafforzandola attraverso nuove misure di semplificazione amministrativa e un incremento delle risorse destinate al credito d’imposta per le imprese che investono nel territorio regionale”, spiega Rizzolo.
Un intervento che si inserisce in una strategia più ampia di rilancio dell’economia regionale, con l’obiettivo di ridurre i divari storici rispetto ad altre aree del Paese.
In questo contesto, assume un ruolo centrale il lavoro portato avanti dalla Regione Siciliana per massimizzare il livello di contribuzione agli investimenti. “Per la nostra regione, il credito d’imposta può arrivare fino al 60% del costo dell’investimento per le piccole imprese, al 50% per le medie e al 40% per le grandi imprese. Si tratta di percentuali molto significative, che rendono la Super ZES uno strumento strategico per rendere il contesto più attrattivo”.
Secondo Rizzolo, la Super ZES risponde a problemi storici della Sicilia: “Per un territorio come la Sicilia, che ha a lungo sofferto di frammentazione amministrativa e di incertezza regolatoria, la Super ZES rappresenta un ulteriore e concreto vantaggio competitivo, capace di incidere positivamente sulle scelte di investimento delle imprese”.
La sfida oltre gli incentivi: costruire ecosistemi e competenze
La criticità, però, sta nel fermarsi a una lettura riduttiva della misura. “Il rischio è che venga interpretata esclusivamente come una misura fiscale e di semplificazione burocratica, utile ad attrarre investimenti nel breve periodo, ma incapace di trattenerli e farli crescere”, avverte il presidente di Sicindustria.
Oggi, sottolinea Rizzolo, “le imprese non cercano solo incentivi: cercano ecosistemi affidabili, competenze disponibili, infrastrutture materiali e immateriali, capacità di innovare“. Senza questi elementi, l’investimento resta fragile e facilmente reversibile.
In questo scenario, le aree industriali siciliane assumono un ruolo centrale. “Devono diventare sempre più ecosistemi produttivi competitivi, attrattivi e integrati, in grado di contare su servizi efficienti, infrastrutture moderne, digitalizzazione, sostenibilità e accesso all’energia”, afferma Rizzolo.
Un passaggio chiave riguarda la governance: “È indispensabile superare l’attuale frammentazione delle competenze, consentendo alle imprese di rivolgersi all’IRSAP come interlocutore unico, evitando così di doversi interfacciare con una pluralità di soggetti per l’accesso ai servizi essenziali”.
Senza questo salto di qualità, anche le misure più ambiziose rischiano di perdere efficacia. “La Super ZES, così come la Decontribuzione Sud – l’altra misura di vantaggio per le imprese che investono in Sicilia voluta dal governo Schifani – rischiano di poggiare su fondamenta deboli, compromettendone l’efficacia complessiva”.






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