Il mondo ‘civilizzato’ da giorni, ormai, si mobilita per i diritti delle donne afgane. Da quando i Talebani hanno riconquistato tutto l’Afghanistan, nonostante le promesse di moderazione e i rapporti internazionali, la mobilitazione è enorme e la preoccupazione per le conseguenze sulle donne di un regime maschilista e di una legge coranica in certi aspetti applicata con ferocia invade le coscienze occidentali.

Indignati per quel che accade lontano

Il mondo si indigna ma non si muove con  le truppe, anzi arretra di fronte all’avanzata talebana quasi scontata dopo le scelte unilaterali degli USA, improvvisamente non più esportatori di democrazia. E così girano incontrollati sui social video di una donna assassinata in strada per non aver indossato il velo. Una esecuzione sommaria la cui veridicità non è controllabile così come è impossibile comprendere se il video si dei giorni nostri. Ma tanto basta per proclami, indignazioni, appelli, dibattiti.

L’ipocrisia a casa nostra

Ma il mondo occidentale è quanto di più ipocrita possa esistere e la Sicilia di questi giorni sembra esserne la dimostrazione. Questo mondo occidentale che giustamente lancia l’allarme sui diritti delle donne in Afghanistan quanto si cura dei diritti delle donne dentro i propri confini?

Quanto accaduto ieri ad Acitrezza, l’omicidio deliberato e organizzato di Vanessa Zappalà da parte del suo ex finito suicida dopo ore di caccia all’uomo, è la dimostrazione platica dell’assoluta inadeguatezza del nostro sistema.

I Talebani di Sicilia

Esistono in Sicilia (e non solo in Sicilia come non solo nel Catanese) uomini che Talebani lo sono nell’anima senza bisogno di leggere il corano, di applicare la sharia. Senza bisogno di nascondere le proprie pulsioni, le proprie convinzioni medievali, le proprie pulsioni, le proprie frustrazioni dietro il mantello di una religione o di una legge.

Uomini che diventano assassini non solo quando materialmente uccidono come avvenuto ieri ma che sono sempre e comunque assassini di libertà. Quotidianamente riceviamo e scriviamo notizie di maltrattamenti in famiglia, uomini allontanati da casa, stalker arrestati e posti ai domiciliari, provvedimenti di vieto di avvicinamento. Vicende che seguono storie di donne recluse, malmenate, terrorizzate da questi ‘Talebani di casa nostra’.

Una legge applicata a macchia di leopardo

Per difendere le donne si applica la legge sul ‘codice rosso’ ma la stessa applicazione è ancora a macchia di leopardo.  A volte viene applicata altre volte no. C’è chi la applica sempre a qualsiasi caso, chi la applica solo in casi estremi. Ma il rischio è che se tutti i casi diventano codice rosso anche quello non è più uno scudo valido. E il raziocinio per l’applicazione sembra mancare perché il ‘pensiero talebano di casa nostra’ è ancora forte. Troppo forte, troppo radicato nel tempo e nel territorio. Per vincerlo serve la cultura del rispetto ma serve anche il raziocinio nell’applicazione delle norme o continueremo a piangere vittime invece di sottrarle ai loro carnefici.

E questi carnefici, questi ‘Talebani’ sporcano gravemente la nostra condizione di uomini. Motivo in più per educarli e, quando questo non è possibile, isolarli e renderli inoffensivi.

 

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