La corte d’assise d’appello di Palermo, che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, ha reso noto, nell’udienza di oggi, che deciderà, sentite accusa e difesa, il 3 ottobre, in che veste giuridica “ascoltare” Silvio Berlusconi, citato a deporre, per il prossimo giovedì, dalla difesa dell’imputato Marcello Dell’Utri.

Ieri nella cancelleria della Corte i difensori di Berlusconi avevano depositato una certificazione della Procura di Firenze che attesta che l’ex premier è indagato nel capoluogo toscano in un procedimento sulle stragi mafiose del ’93.

Circostanza che, secondo i difensori, darebbe al fondatore di Forza Italia lo status di indagato di reato connesso e gli consentirebbe di avvalersi della facoltà di non rispondere. I legali avevano anche comunque comunicato ai giudici che il 3 ottobre Berlusconi non potrà essere a Palermo per impegni istituzionali.

La Corte ha messo a disposizione delle parti la nota degli avvocati dell’ex premier precisando che possono prenderne visione ma non farne copia in quanto contiene atti riservati. All’udienza di oggi del processo trattativa, citata dalla difesa del capomafia imputato Antonino Cinà, ha deposto l’ex direttrice del carcere di Tolmezzo Silvia Branca.

La funzionaria ha illustrato i controlli e le misure di sicurezza che dovevano impedire i contatti tra detenuti segnalando di non aver ricevuto alcuna segnalazione su colloqui non consentiti tra Cinà e il mafioso catanese, poi pentito, Giuseppe Di Giacomo.

La Branca ha anche precisato di non poter escludere del tutto che delle violazioni delle regole del carcere duro si siano potute verificare sfuggendo ai controlli della polizia penitenziaria.

La deposizione ruota attorno alle rivelazioni fatte da Di Giacomo che ha raccontato di avere appreso da Cinà, in carcere, particolari sulla stagione stragista e sulla trattativa.

Tra i reati contestati dalla Procura di Firenze all’ex Premier Silvio Berlusconi c’è anche il fallito attentato al giornalista Maurizio Costanzo, che il 14 maggio ’93 sfuggi all’esplosione di un’autobomba a Roma.

E’ quanto si evince dalla documentazione rilasciata dai pm del capoluogo toscano ai legali dell’ex presidente del consiglio, depositata alla Corte d’Assise d’appello di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia.