Dalle visite in notturna sotto affreschi superstiti alle guide in costume pronte a raccontare i segreti dei principi; dal gabinetto scientifico dei botanici negli anni Trenta agli inaspettati “serbatoi” immersi nell’acqua; dai salotti liberty della villa privata ai tesori dell’arabo-normanno, dal cimitero dei “senza Dio” ai vivai che raccontano il “gusto botanico” della borghesia. Sarà un weekend ancora più sorprendente, quello proposto da Le Vie dei Tesori a Palermo, ma anche a Catania, Sciacca, poi Ragusa, Scicli, Noto. E da questo weekend debutta anche la neofita Monreale, con dieci siti tutti da scoprire, al di fuori dell’imponente complesso monumentale del Duomo.

Tante le novità che si vanno aggiungendo in corsa al programma. A partire dalle visite in notturna a Palazzo Costantino: lo scorso fine settimana la residenza affacciata sul Teatro del Sole aveva aperto le porte la sera e si è deciso di proporla per tutto il festival: Palazzo Costantino mostrerà la sua anima nascosta ogni venerdì e sabato dalle 19 alle 22,30. Alle carceri dell’Inquisizione allo Steri visite serali il sabato e la domenica dalle 19 alle 21: è una vera emozione entrare nelle celle dove i rei “dimenticati” della Santa Inquisizione coprirono i muri da graffiti tormentati.

Questo weekend le esperienze non mancheranno, sempre da gustare in piena sicurezza, ascoltando le guide sul posto e, dove non sarà possibile per la conformazione dei luoghi, con le preziose audioguide d’autore registrare dagli esperti coinvolti o dai giovani appassionati degli Amici de Le Vie dei Tesori.

Il viaggio deve per forza iniziare da Villa Virginia: elegante, raffinata, liberty fin nel midollo, nascondeuna chicca straordinaria: le pareti della sala da pranzo, dipinte da Otama Kiyohara, la pittrice giapponese che giunse (e restò) a Palermo per amore: una parte del contributo per l’ingresso servirà per il suo restauro.La villa fu costruita nel 1908 dall’architetto Vincenzo La Porta per il commendatore Vincenzo Caruso, amministratore generale degli immobili dei Florio.

Si potrà visitare, sabato e domenica dalle 16 alle 20,30, con la guida degli eredi che mostreranno i saloni di rappresentanza, le due torrette su via Dante, le vetrate di Paolo Bevilacqua, che spezzettano la luce che arriva dall’esterno. E restando in tema, non dimenticate di visitare (o di ritornare) al Villino Florio firmato da Ernesto Basile: raffinatissimo, recuperato dopo il devastante incendio che lo distrusse, apre anche il giardino, una porzione di verde tra i palazzi attorno. Anche lo Stand Florio – il Tiro al piccione tanto caro alla giovane noblesse – non si deve perdere: dopo il restauro che l’ha restituito alla città, candido, niveo ed elegante, ospita diverse sculture en plein: si potrà gustare un brunch che omaggia i Florio, tra le foto d’epoca di donna Franca donate dalla sua ultima erede, Costanza Afan de Rivera, scomparsa da poche settimane.

Se non va dimenticato che il Teatro Massimo apre il suo palcoscenico (sabato dalle 10 alle 16 e domenica dalle 14 alle 16) e come ogni anno sarà uno dei luoghi più gettonati del festival, facilmente sold out in poche ore, ecco anche la cinquecentesca Tonnara Bordonaro affacciata sul mare: fresca di pulizia, permette un colpo d’occhio bellissimo, nello stesso tempo racconta la storia della pesca del tonno nei secoli, e mostra le feritoie di cui venne dotata durante la guerra. Apre anche, con un weekend di ritardo, e grazie alle pulizie disposte dal Comune e realizzate dalla Reset, il Cimitero degli Inglesi: ex lazzaretto, poi cimitero per gli ortodossi (i “morti senza Dio”) fu affidato ai Whitaker che qui vollero essere sepolti, con altre famiglie che scelsero di vivere a Palermo, come gli Ahrens e i Caflisch. Apre le porte per la prima volta anche la chiesa di Santa Maria della Pietà alla Kalsa: bellissima, con uno straordinario affresco di Antonio Grado, ma soprattutto con le 22 grate in ferro battuto che erano “gli occhi” nascosti delle monache sul mondo. Un’altra sorpresa la regalano i Vivai Gitto, new entry di quest’anno: un polmone verde straordinario, il luogo dove storicamente i borghesi acquistavano pomelie e melograni per le ville di Mondello.

E chi sabato sera (dalle 20) raggiungerà l’Orto Botanico per la visita in notturna, sarà accolto dalle due sfingi restaurate da Le vie dei Tesori e da Lottomatica Holding, ma soprattutto potrà visitare anche l’erbario ottocentesco e il gabinetto scientifico appena aperti.Domenica, tra le mille esperienze da fare, segnaliamo una sorpresa al Museo Mirto: dalle 15, le guide GTA in costume – Maia Cataldo, Marina Coniglio, Barbara De Gaetani, Alessia Polizzi, Andrea Vanelli con Pietro Buttitta nei panni del Vicerè – racconteranno storie e aneddoti dei principi Filangeri de Spuches, i proprietari del palazzo. Vere visite teatralizzate, sullo sfondo di marsine e livree della collezione Bordonaro Di Fiore, esposte per l’occasione nello sfarzoso piano nobile e sulla terrazza con la fontana rocaille.

Fuori dal centro storico, le sorprese non mancano: chi ha amato le Sorgenti del Gabriele, deve per forza aggiungere i serbatoi di San Ciro, le due vasche di accumulo dell’Amap, capaci di accogliere oltre 35 mila metri cubi dell’acqua di Scillato, che scorre sotto le volte a botte. Novità di quest’anno, non mancheranno di meravigliare anche coloro i quali credono di conoscere perfettamente il territorio.

Questo weekend ci si muoverà sui passi di Tomasi di Lampedusa e Pirandello, si guarderà la città attraverso gli occhi delle donne, anche delle più licenziose. Ma ci si potrà anche perdere sui percorsi green di Ficuzza, San Martino o Monte Catalfano. In collaborazione con le guide GTA è stata organizzata domenica una “pedalata tra i tesori arabo-normanni”.Ci si potrà divertire sulle due ruote, scoprendo i tratti comuni delle architetture ereditate, appunto, da arabi e normanni, dalla Zisa alla Cuba, da San Giovanni degli Eremiti a Maredolce.e dalla collaborazione con Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia nascono anche alcune visite guidate in luoghi temporalmente affini, come la cappella dell’Incoronata (dove è visitabile la mostra di Laura Panno), la chiesa di Santa Cristina la Vetere, la Magione e Maredolce: una sinergia comune tra la Fondazione e il festival, per la promozione dei monumenti legati all’itinerario arabo normanno.

Gli itinerari contemporanei sono ormai diventati un must del festival: quest’anno ce ne sono due: la sera, dalle 18 alle 21, a Palazzo Oneto di Sperlinga, gioiello settecentesco chiuso per cinquant’anni e riaperto grazie ai due proprietari-mecenati Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, ci si muoverà tra le opere di Emanuele Lo Cascio, Luca Bullaro e Francesco Santoro; mentre a Palazzo Petrulla si scoprirà che alla fine di una scala ripidissima c’è una delle gallerie meglio nascoste della città con un terrazzo spettacolare sul mare.

E questo weekend si aggiungono al programma anche le due mostre-evento appena aperte: “Ritratto di ignoto. L’artista chiamato Banksy” tra il Loggiato San Bartolomeo e Fondazione Trinacria, e “Heroes – Bowie by Sukita” a Fondazione Sant’Elia, dove sono possibili le visite guidate proposte dal festival.

Sabato e domenica, e per i prossimi quattro weekend, scende in campo anche Monreale. Dieci siti, scelti con il supporto del Comune: partendo dagli stucchi serpottiani della chiesa degli Agonizzanti, che si abbarbica a una delle torri del sistema difensivo originario normanno; per poi scoprire la storia delle pie donne della Madonna dell’Orto, che scelsero di condurre una vita semi claustrale. Ma non bisogna dimenticare di farsi (virtualmente) bisbigliare la ricetta dei biscotti dalle suore di San Castrenze, magari dopo aver scoperto la “madonna degli angeli” di Pietro Novelli che è proprio sopra l’altare. Il Collegio di Maria nacque per ospitare le povere fanciulle senza mezzi, oggi alzando lo sguardo verso la cupola della Santissima Trinità, si notano le grate della clausura; oppure ci si può sedere e ascoltare la storia lunga sei secoli del santuario del SS. Crocifisso alla Collegiata e la leggenda dell’apparizione della Madonna Addolorata a fra’ Mariano al Calvario delle Croci. Dall’ex Ospedale pubblico cinquecentesco, affidato alle Dame di Carità, si passa alle 22 stanze e alla vista mozzafiato di Palazzo Cutò, affacciato sulla Conca d’Oro, ma ci si deve fermare al passaggio a palazzo di Cittàper la cinquecentesca Madonna con bambino in terracotta del Gagini: al prospetto lavorò Giovan Battista Basile.Ultima sosta, ma è una vera scoperta: la biblioteca De Torres del seminario arcivescovile, per ripercorrere gli anni sotto la guida dell’arcivescovo Francesco Testa. Con l’aiuto della ProLoco sono state ideate tre passeggiate, tre percorsi inediti anche per gli stessi monrealesi: si potrà seguire il corso del fiume Sant’Elia, tra mulini, antichi lavatoi e le “nache”, le piscine naturali; scoprire che il quartiere della Ciambra deriva il suo nome dal francese, “chambre” e indicava gli alloggi degli addetti al servizio del sovrano; o contare le tante fontane, ma ne sono rimaste poche superstiti.