“La parola CoronaBond è solo uno slogan, non ci stiamo lavorando”, lo ha detto la Presidente della Commissione Europea Ursula von del Leyen rafforzando il concetto secondo cui “le riserve su questo progetto da parte di Germania ed Olanda sono giustificate”.
Queste parole hanno determinato ulteriore tensione tra il governo Italiano e quello europeo con Conte da un lato e il ministro dell’economia Gualtieri, dall’altro, a richiedere chiarimenti, a bacchettare, forse per la prima volta, le “parole sbagliate” della Presidente della Commissione europea che senza, peraltro, il supporto italiano oggi non starebbe a ricoprire nemmeno quella carica.

Parole sbagliate da parte di una Europa che prosegue nel proteggere i più forti ( Germania ed Olanda in questo caso) , a tenere il conto dei debiti degli stati allo stremo, a ribadire la validità di trattati e di regole già discutibili in tempo di pace ed oggi certamente anacronistici in tempo di guerra.
Una Europa di plastica, lontana dai bisogni della gente, priva di solidarietà reale ed anche di pragmatismo.
Una Europa da smontare e da rimontare con regole nuove a partire propio da questi giorni in cui ogni ora di traccheggio istituzionale e politico può determinare danni irreparabili e tragedie irrisolvibili.

Ma che cosa sarebbero i Coronabond?
Titoli emessi dalla BCE (la Banca Centrale Europea) garantiti da tutta l’Unione Europea (e non quindi da un singolo stato nel rispetto del patto di stabilità che dovrebbe, se ci fosse razione e reale solidarietà tra i paesi, essere messo in pausa a tempo indeterminato) capaci di finanziare tutti i paesi europei nel faticoso percorso di ricostruzione che si intravede all’orizzonte.

I Coronabond sarebbero anche lo strumento, unico per l’Europa, per andare incontro ai suggerimenti ed alle indicazioni di Mario Draghi quando dice  “più debito pubblico”, “whatever it takes” ossia “ ad ogni costo”, tutto quello che serve occorre farlo, ha detto Draghi ex Capo della Bce appunto, per fare sopravvivere e risorgere una economia mondiale ed europea ormai al lumicino dopo soltanto un mese di stop di tutte le attività produttive capaci di trainare propio la sopravvivenza di interi paesi se non la crescita.

Tutto quello che serve: occorre farlo e subito. Sia a livello finanziario che politico. Abbiamo bisogno dell’Europa certamente per fronteggiare il presente e programmare un futuro e la ricostruzione a tempo debito. Ma abbiamo bisogno di una Europa finalmente diversa da quella che abbiamo vissuto in passato e  che stiamo vedendo anche in questi giorni.