Gli agenti della Squadra mobile di Ragusa hanno fermato un migrante originario del Gambia, accusato di una violenta rapina ai danni di una donna di 69 anni finita in ospedale.

La rapina

Secondo una prima ricostruzione delle forze dell’ordine, l’uomo, in possesso del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrebbe strappato la collana alla vittima per poi provare a smerciarla in un compro ora a Ragusa. La 69enne, aggredita il 23 dicembre, è stata poi trasportata in ospedale, al Giovanni Paolo II di Ragusa, dove i medici le hanno diagnosticato diverse lesioni.

I filmati e le indagini

L’attività di indagine, supportata da servizi di appostamento e pedinamento, dalla visione dei filmati delle telecamere delle  videosorveglianza installate nella zona di interesse, avrebbe consentito di identificare l’aggressore. Lo straniero,
L’extracomunitario, che indossava un giubbotto double-face, subito dopo la rapina avrebbe provveduto a cambiare il lato esterno dell’abito con quello interno di diverso colore ma questa mossa non è sfuggita agli inquirenti.

Il migrante dal compro oro

A tradire il gambiano è stato oltre, all’abbigliamento indossato durante il colpi anche il fatto che dopo qualche ora dalla rapina si sarebbe recato in un negozio di compro oro  del centro di Ragusa per porre in vendita la collana dell’anziana. Nella circostanza avrebbe mostrato al titolare del negozio il proprio documento di identità.

Refurtiva recuperata

Una volta chiuso il cerchio attorno al gambiano, il pm ha emesso il decreto di fermo nei confronti dell’indagato e nel corso delle indagini la polizia ha anche rintracciato la collana, restituita alla donna.

Fermo convalidato

Il Giudice per le Indagini Preliminari c/o il Tribunale di Ragusa, Schininà, al termine dell’udienza che si è tenuta nelle ore scorso al palazzo di giustizia di Ragusa, ha convalidato il provvedimento di fermo a carico del presunto responsabile dell’aggressione che deve rispondere di rapina aggravata.

Il gambiano, come disposto dallo stesso gip, è stato condotto in una cella del carcere di Ragusa.

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