Torna a fare il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, sotto processo nell’ambito dell’inchiesta Muddica su un presunto giro di appalti pilotati per favorire imprenditori amici. E’ stato, infatti, revocato dal Tribunale collegiale di Siracusa, che giudicherà la sua condotta, il divieto di dimora nel suo Comune, per cui ha fatto rientro a casa.

“Anni trascorsi tra gioie, ma soprattutto dolori, che ha visto il nostro gruppo – ha scritto in un post il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta-  politico unito per uno scopo soltanto cambiare. Gruppo formato da persone stupende e collaboratori eccezionali. Adesso è arrivato il momento di andare avanti, lo devo alla mia gente, alla mia famiglia, alla mia città . Torno a Melilli, ritorno a #casa, un’altra volta al mio posto”.

Nel luglio scorso,  i giudici, dopo aver revocato gli arresti domiciliari per il sindaco, difeso dall’avvocato Francesco Favi, gli avevano imposto il divieto di dimora.

Nell’inchiesta Muddica sono rimaste coinvolte altre persone che non sono ancora sotto processo:  Stefano Elia, ex vicesindaco di Melilli, l’attuale sindaco di Francofonte, Daniele Nunzio Lentini, 56 anni, all’epoca dei fatti vice dirigente del II Settore del comune di Melilli, Reginaldo Saraceno, 54 anni, dipendente del comune di Melilli, e Giulia Cazzetta, 59 anni, responsabile del II Settore Servizi scolastici, culturali, sportivi, socio-educativi e ricreativi,  gli imprenditori Marilena Vecchio, 47 anni, rappresentante legale dell’impresa di trasporti Vecchio srl, Sebastiano Franchino, 40 anni, Giovanni Zuccalà, 81 anni, amministratore unico dell’impresa Zuccalà Travels, e Franco Biondi, 59 anni, rappresentante legale della ditta Euroviaggi di Biondi Franco sas.

servizi pubblici al centro dell’inchiesta dei magistrati della Procura di Siracusa, Fabio Scavone e Tommaso Pagano, e della polizia, agli ordini del questore Gabriella Ioppolo, riguardano gli interventi per il verde pubblico, la segnaletica stradale ed il trasporto pubblico riservato agli studenti, per la cui assegnazione non era necessaria una gara d’appalto. I lavori, che non superavano importi di 40 mila euro, sarebbero stati affidati in modo diretto dagli uffici comunali sotto la regia del sindaco Carta ma il capo dell’amministrazione melillese, secondo gli inquirenti, avrebbe anche adottato una strategia per aggirare i bandi pubblici, imponendo il frazionamento degli appalti.