La notizia era nell’aria da settimane ma il momento scelto non poteva essere più eloquente. Le dimissioni di Rosaria Serperi, commissaria dell‘Asp di Siracusa da pochi mesi, cadono come un sasso in uno stagno già agitato da onde alte. E Luca Cannata, deputato nazionale di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera ed ex sindaco di Avola, non perde un secondo: annuncia la notizia e subito fa capire che la partita — quella vera — sta per cominciare.
È la partita della nomina. Chi guiderà l’Asp di Siracusa?
L’ombra di Iacolino sul palazzo
Per capire la tempistica dell’intervento di Cannata, bisogna guardare a quanto accaduto il 10 marzo scorso a Palermo, dove si è abbattuto un autentico terremoto giudiziario sulla sanità siciliana con l’iscrizione nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione di Salvatore Iacolino, da pochi giorni nominato direttore generale del Policlinico di Messina ex eurodeputato del Popolo della Libertà.
L’impatto politico dell’inchiesta della Procura di Palermo è stato immediato e devastante per la giunta di Renato Schifani: Iacolino era stato, fino a pochi giorni prima dell’inchiesta, dirigente generale del Dipartimento di Pianificazione Strategica dell’assessorato regionale alla Salute – in pratica, il cervello organizzativo della sanità siciliana. Il governo regionale, nella seduta straordinaria di Giunta convocata da Schifani, ha sospeso Iacolino dall’incarico di direttore generale del Policlinico di Messina, avviando al contempo il procedimento per la revoca della nomina anticipata dalle sue dimissioni
Il filo che porta a Siracusa
Fin qui, una storia palermitana. Ma il filo che lega Iacolino alla vicenda siracusana è diretto, e Cannata lo tira senza esitazioni. Prima delle sue ultime traversie giudiziarie, Iacolino era precisamente la figura che aveva sovrinteso, dal livello regionale, le scelte strategiche che hanno riguardato anche la governance sanitaria del territorio aretuseo. Ed è proprio lui che Cannata aveva già indicato, a febbraio 2026, come uno dei responsabili della “pianificazione errata” che sta rallentando il nuovo ospedale di Siracusa.
“Non comprendo quelli che si sono detti soddisfatti della mossa della Regione. Sono dispiaciuto perché ho l’impressione che sia stata attuata una pianificazione errata. Le responsabilità? A mio avviso del direttore della pianificazione strategica della Regione Siciliana” — ovvero Iacolino — “e di chi l’ha condivisa, quindi l’allora dirigente generale dell’Asp di Siracusa”, aveva dichiarato il parlamentare.
Caltagirone e Cuffaro
Il riferimento finale era ad Alessandro Caltagirone, il manager che aveva guidato l’Asp di Siracusa prima di essere travolto dall’inchiesta giudiziaria sullo scandalo negli appalti sanitari siciliani – quella legata all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, ancora agli arresti domiciliari, e che i pm chiamano “Sistema Cuffaro”. Caltagirone, la cui nomina era avvenuta in quota Dc–Forza Italia, era stato prima sospeso e poi dimesso in un contesto di contestazioni molto gravi. Al suo posto era arrivata Serperi, in veste commissariale. Ora anche lei se ne va, dopo pochi mesi.
Il rebus del nuovo ospedale: 420 milioni e un cantiere che non parte
C’è un dossier sopra tutti che fa capire quanto la posta in gioco sia alta: il nuovo ospedale di Siracusa, 420 milioni di euro, un’opera che la città aspetta da decenni e che continua a restare sulla carta.
Il progetto, finanziato con fondi ex articolo 20 della legge 67/1988 e risorse PNRR, ha visto i costi lievitare nel tempo: la Regione ha deliberato ulteriori stanziamenti nel 2024 e nel 2025, fino ad arrivare a una cifra complessiva di circa 420 milioni. Ma l’aggiunta dell’ultima tranche regionale di 47,8 milioni, quella che avrebbe dovuto essere a carico dell’ASP, ha richiesto la riapertura delle procedure e la revisione degli accordi con i Ministeri competenti. Risultato: altri ritardi.
Se tutto filasse liscio e la storia di questa vicenda impone prudenza il cantiere potrebbe aprire tra fine 2026 e inizio 2027, con l’ospedale funzionante attorno al 2031.
Un ulteriore nodo è quello della classificazione del nuovo ospedale come DEA di secondo livello: il decreto ministeriale che dovrebbe recepire la revisione della rete ospedaliera siciliana non è ancora arrivato, e senza di esso l’intero impianto finanziario rimane formalmente sospeso. Cannata aveva già ingaggiato, su questo fronte, un braccio di ferro con il deputato regionale forzista Riccardo Gennuso, con uno scontro acceso in Consiglio comunale sulla questione dei ritardi nell’iter burocratico tra Ministero della Salute e Regione.
Il palinsesto delle critiche: dall’Ecomac alle sale operatorie
Le dimissioni di Serperi non colgono Cannata impreparato. Negli ultimi mesi il deputato aveva costruito un palinsesto serrato di critiche alla gestione dell’Asp, sia nell’era Caltagirone che in quella commissariale.
In ottobre 2025, sull’onda dell’incendio all’azienda di rifiuti Ecomac nel polo petrolchimico, Cannata aveva formalmente chiesto l’invio di ispettori regionali, accusando i vertici dell’azienda sanitaria di non aver garantito una tutela della salute pubblica all’altezza dell’emergenza.
A novembre aveva rilanciato la necessità di ispezioni in tutte le sale operatorie dell’Asp, con particolare attenzione all’ospedale Umberto I, per verificare il rispetto dei requisiti minimi di sicurezza. Sempre in ottobre aveva preannunciato un’interrogazione parlamentare per il presunto ricovero di un bambino di undici anni in un reparto psichiatrico per adulti, definendo il fatto, se confermato, di “inaudita gravità”.
Più di recente, l’attenzione si era spostata sul presidio ospedaliero di Avola-Noto: Cannata aveva depositato un atto per chiedere chiarimenti sulla sorte del reparto di Ortopedia tra i due ospedali e sulla grave carenza di medici al Pronto Soccorso, segnalata dallo stesso responsabile del reparto come rischio concreto di interruzione del servizio.
La mossa politica: il pressing su Schifani
Tutto questo costruisce la premessa per la mossa che conta. Con Serperi fuori e l’Asp senza guida, Cannata mette sul tavolo il punto che gli preme davvero: la nomina del nuovo manager deve essere una scelta di qualità, e non un ennesimo passaggio di lottizzazione.
“Serve una figura di alto profilo, scelta esclusivamente per merito, capacità manageriale ed efficienza”, scrive il deputato, rivolgendosi direttamente al presidente Schifani e invitandolo a “fermarsi un momento e riflettere con attenzione”. Un appello che suona anche come avvertimento: la sanità siracusana non può più permettersi nomine sbagliate.
Il messaggio politico è nitido. Fratelli d’Italia, che si era già opposta all’ascesa di Iacolino nel dipartimento regionale della Salute – Schifani alla fine avrebbe ceduto alle pressioni di FdI, che non voleva Iacolino alla guida del dipartimento regionale della Sanità – rivendica ora un ruolo determinante nella scelta del prossimo vertice dell’Asp aretusea. Caltagirone era stato nominato in quota Dc–Forza Italia. Serperi era una figura di gestione transitoria. La terza nomina deve essere diversa.
È qui il vero obiettivo di Cannata: non solo denunciare il passato, ma presidiare il futuro. In un territorio che conta tra le sue partite decisive il nuovo ospedale da 420 milioni, la gestione dei fondi PNRR e la tenuta di presidi sanitari periferici come quelli di Avola e Noto, chi guida l’Asp ha in mano un potere enorme — politico prima ancora che amministrativo. E FdI, con il suo uomo più influente sul territorio, intende avere voce in capitolo.
Sullo sfondo, l’eco di quella frase pronunciata qualche settimana fa, quando il nome di Iacolino era ancora associato a competenza e non a perquisizioni: “Già nel 2024 erano emerse polemiche sulla gestione delle nomine dei direttori sanitari e amministrativi, dopo la nomina dei direttori generali votata in Giunta senza gli assessori di Fratelli d’Italia”. Una ferita ancora aperta. Che ora, con la sanità siciliana di nuovo nel mezzo di uno scandalo, Cannata vuole trasformare in leva






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