Visita nel carcere di Siracusa da parte del garante dei detenuti, Giovanni Villari, che, al termine del controllo, ha verificato il sovraffollamento della popolazione carceraria. “Permangono le situazioni pregresse di sovraffollamento aggravate dalla traduzione – spiega Giovanni Villari –  nei blocchi agibili dei detenuti precedentemente allocati nei blocchi devastati nel corso delle proteste del 6 marzo 2020. Attualmente il blocco 30, che dovrebbe ospitare “30 persone”, ne alloggia 52; i detenuti lamentano che in celle predisposte per quattro si sono ritrovati anche in otto. Alla data odierna risultano alla conta generale nr. 559 detenuti presenti nella struttura”. Contestualmente, è iniziato nel penitenziario il sopralluogo  per quantificare i danni alla struttura, relativi alla rivolta dei detenuti nelle settimane scorse, per poi procedere ai lavori di ristrutturazione delle sezioni danneggiate.

Ma al centro resta il problema della sicurezza, nei giorni scorsi i sindacati di Polizia penitenziaria hanno segnalato la mancanza di protezioni adeguate. Ed in effetti, come svelato dallo stesso garante, nel carcere di Siracusa non sono ancora arrivate.  “La fornitura di dispositivi di protezione individuale – spiega Giovanni Villari –  annunciata dal governo non è ancora arrivata a Cavadonna, tanto che la direzione ha effettuato l’acquisto di 1000 mascherine, che però cominciano già a scarseggiare, tanto che non tutti gli agenti ne sono provvisti. Non ostante la situazione di emergenza, comunque, non vi sono casi di covid 19, né accertati né sospetti, né tra la popolazione detenuta, né tra gli agenti della polizia penitenziaria o tra il personale dell’area educativa. Per quanto riguarda invece i detenuti malati di altre patologie, anche gravi, che necessiterebbero di interventi sanitari urgenti, le loro necessità vengono ulteriormente trascurate, anche a causa dell’emergenza sanitaria in corso. La struttura ospedaliera cittadina, che già prima dell’emergenza non rispondeva adeguatamente alle istanze del dirigente sanitario del carcere, si muove con ulteriore lentezza per garantire il diritto basilare alla salute dei detenuti”.

E tende la mano alla Polizia penitenziaria. “Particolarmente gravoso il lavoro – dice Villari – della polizia penitenziaria in questa fase di emergenza. Gli agenti denotano stanchezza per la tensione che scaturisce dalla gestione del numero così elevato di telefonate giornaliere. La rete telefonica, che in contrada Monasteri è molto carente, pesantemente oberata dal numero più elevato delle chiamate, spesso non sostiene il traffico. Le chiamate vengono spesso interrotte (anche negli uffici), generando irritazione e malcontento. Sono state comunque allestite postazioni per effettuare videochiamate con skype e predisposti alcuni smarphone per videochiamate tramite whatsapp”.