È stata sedata in nottata la rivolta scoppiata nella tarda serata di ieri  nel penitenziario di contrada Cavadonna, alla periferia sud di Siracusa. In 70, su una popolazione carceraria composta da circa 700 persone, hanno preso parte alla protesta, culminata con l’incendio delle lenzuola ed il danneggiamento di  alcuni arredi. Si sono vissuti momenti di grande apprensione e temendo una evasione dei detenuti i carabinieri, gli agenti di polizia ed i militari della Guardia di finanza, arrivati in forze, hanno cinturato il penitenziario mentre un elicottero dei carabinieri si è alzato in volo rimandendo in zona fino alle due quando la rivolta è stata sedata. I detenuti, controllati a vista dagli agenti della polizia penitenziaria, hanno poi chiesto di parlare con il direttore del carcere per farsi  mediatore con il Governo di alcune loro richieste, tra cui l’allaggerimento della stretta sui colloqui, sospesi per effetto delle misure anti Coronavirus. Sul posto, durante la rivolta dei 70 detenuti,  c’erano il comandante dei carabinieri di Siracusa, Giovanni Tamborrino, il questore, Gabriella Ioppolo ed il comandante della Guardia di finanza, Luca De Simone.

Nella giornata di ieri si era verificata una protesta nel carcere di Augusta, con 40 detenuti che non volevano rientrare nelle proprie celle. Frattanto, il garante dei diritti delle persone private della libertà del comune di Siracusa, Giovanni Villari, ha visitato tutte le sezioni dell’istituto incontrando la popolazione detenuta all’indomani dell’emanazione del decreto ministeriale che vieta i colloqui con i familiari e la fruizione dei permessi, per l’emergenza Covid-19.

“Come misura compensativa è stato concesso ad ogni detenuto di effettuare una chiamata telefonica al giorno della durata di 5 minuti, oltre alla possibilità delle videochiamata tramite skype, secondo i mezzi a disposizione della struttura” ha detto il garante dei diritti delle persone private della libertà del comune di Siracusa.