• Duro affondo della Confcommercio alla Regione in merito a nuove chiusure
  • Secondo l’associazione dei commercianti, la zona gialle è indispensabile
  • L’indice RT è sotto la media nazionale, secondo i dati forniti dalla Confcommercio

La Confcommercio tuona contro la Regione e chiede di non mettere in discussione la zona gialla. Che, per l’intero comparto, rappresenterebbe una buona boccata di ossigeno dopo tante settimane con pochi o addirittura zero incassi.

“Basta chiusure”

“La Regione Siciliana, insieme al Governo Nazionale, ha il dovere morale e politico di gestire, in sicurezza, le riaperture di tutte le attività nella nostra isola, basta minacciare ulteriori giorni di chiusura, dovuti più ad una incapacità gestionale, che ai dati reali sulla pandemia, ormai in netto miglioramento”, lo afferma senza troppi giri di parole Elio Piscitello, presidente provinciale di Confcommercio.

Il contagio in Sicilia

Secondo le informazioni fornite dalla Confcommercio Siracusa, in Sicilia l’indice RT è pari allo 0,73, “fra i migliori in Italia. La media nazionale è di 0,84 e la nostra isola si attesta al terzo posto dietro solo Basilicata e Veneto”.

“Anche il tasso dei posti occupati in terapia intensiva è in netto miglioramento, ed è attualmente pari al 21%, inferiore al quel 30% che fa scattare la soglia di rischio, con una media nazionale del 24%. Mentre il rapporto fra tamponi processati e casi positivi è del 3,4% con una media italiana pari al 3,8%” fanno sapere dalla Confcommercio

Zona gialla

“Tutti questi dati ci collocano fra le regioni a rischio basso – dice Piscitello – quindi la zona gialla non solo deve essere una priorità, ma dobbiamo iniziare a lavorare affinché tutte le attività commerciali e produttive possano finalmente operare in totale tranquillità senza la paura di ulteriori chiusure imminenti. Le aziende hanno bisogno di stabilità -sostiene il numero uno dell’associazione dei commercianti -, le forniture, le materie prime, vanno approvvigionate in tempo utile ed è impensabile continuare a vivere con questa sorta di avvii ad intermittenza. Si acceleri, piuttosto, la vaccinazione delle fasce deboli della popolazione, si rafforzi la medicina territoriale e i sistemi di tracciamento che hanno mostrato in questi mesi forti limiti, affinché le imprese non debbano più chiudere”.

Comparto in ginocchio

Secondo la Confcommercio, il prezzo più alto della lotta alla pandemia continua ad essere posto sulle spalle delle imprese della ristorazione, dell’abbigliamento o degli operatori turistici e dello spettacolo, soltanto per citare alcune delle macro-categorie interessate. “Non siamo più disposti ad accettare silenziosamente l’inefficienza della politica – conclude il presidente di Confcommercio -. Aspettiamo, invece, che la politica sappia fare, finalmente, programmazione, utilizzi tutti i fondi disponibili per migliorare la sanità pubblica e si schieri, una volta per tutte, a favore delle imprese, organizzando anche un severo ed efficace sistema di monitoraggio e controllo nei confronti di chi non si attiene ai protocolli di sicurezza”.