La Polizia penitenziaria del carcere di Augusta ha scovato  un telefono cellulare che era nella disponibilità di un detenuto. Il cellulare è stato posto sotto sequestro ma le indagini, coordinate dai magistrati della Procura di Siracusa, non sono ancora chiuse, del resto gli inquirenti intendono conoscere la cronologia delle chiamate in entrata ed in uscita da quello smartphone al fine di comprendere con quante persone il detenuto è entrato in contatto.

Allo stesso tempo, i magistrati vogliono scoprire in che modo quel telefonino è entrato nel carcere di Augusta. Nelle settimane scorse, gli stessi agenti di Polizia penitenziari hanno rinvenuto altri due telefonini. Erano in possesso di due detenuti: uno è stato sequestrato, l’altro, invece, è stato gettato nello scarico fognario prima che finisse nelle mani delle forze dell’ordine che, però, hanno rinvenuto alcuni accessori. Il primo caso, secondo una prima ricostruzione, si è verificato nella giornata del 4 maggio: durante il loro turno di servizio due agenti di Polizia penitenziaria hanno sentito dei rumori, come se fosse in corso una discussione, provenire da una cella dove, però, c’era un solo detenuto. Al termine delle perquisizione, è stato rinvenuto un cellulare ed un caricabatterie artigianale che sono stati sequestrati. Il secondo episodio si è verificato due giorni dopo ma, in quest’ultimo caso, il detenuto sarebbe riuscito a disfarsi del telefonino gettandolo nella rete fognaria ma gli accessori che aveva con se hanno lasciato pochi dubbi.

“Questo nuovo sequestro – dice il dirigente nazionale del Sippe, Sebastiano Bongiovanni –  dimostra ancora una volta la professionalità da parte del personale in servizio al carcere di Augusta. E pensare che si vive una situazione non facile per via dei problemi di organico, più volte segnalati, per non parlare dei turni massacranti a cui gli agenti di Polizia penitenziaria sono sottoposti”. E proprio su quest’ultimo punto, il sindacato ha ingaggiato un braccio di ferro con la direzione della struttura, al punto da pensare ad un’azione legale.