Il vento del cambiamento, quello buono, rischia di perdere forza proprio quando serviva soffiare più forte. Augusta, individuata insieme a Taranto come hub nazionale prioritario per l’eolico offshore, si vede dimezzare quasi le risorse destinate agli interventi infrastrutturali: dai 49,8 milioni di euro originariamente previsti si scende a 24,3 milioni. Un taglio che non è un dettaglio contabile, ma un segnale che scuote il territorio.

Le ragioni del taglio

Dietro la rimodulazione delle risorse ci sono le note strettoie della finanza pubblica: un decreto che ridistribuisce fondi tra più capitoli di spesa, in un momento in cui il Governo deve fare i conti con vincoli di bilancio sempre più stringenti. Nessuna bocciatura del progetto, dunque, ma una sforbiciata che arriva comunque come una doccia fredda per chi aveva creduto nella partita fin dall’inizio.

Cosa prevedeva il piano originale

Il disegno era ambizioso, e i numeri lo confermano. Il progetto di Augusta si sviluppa su due aree per complessivi 257mila metri quadrati: Punta Cugno, destinata alla produzione e all’assemblaggio dei floater, e il porto commerciale, per l’integrazione degli elementi, le prove in acque protette e il salpamento verso i siti di installazione. A disposizione anche una rada protetta di 22 milioni di metri quadrati, ideale per test e collaudi. L’intervento più complesso e costoso resta il dragaggio a Punta Cugno, stimato in oltre 30 milioni di euro.

Il decreto interministeriale firmato a luglio 2025 da Mit, Mase e Mef aveva fissato un investimento complessivo di 78,3 milioni di euro per Augusta e Taranto insieme, distribuiti su tre annualità a partire dal 2025 e finanziati con i proventi delle aste sulle quote di emissione CO2. Ad ottobre 2025 l’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia orientale aveva confermato per lo scalo megarese una quota di circa 50 milioni di euro, in linea con il fabbisogno.

Cosa aveva detto Di Sarcina

Appena un anno fa, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia orientale (Adsp) Francesco Di Sarcina, confidava “in una rapida assegnazione delle risorse previste, pari circa 50 milioni di euro, per poter iniziare ad adeguare le infrastrutture e farci trovare pronti tra due o tre anni circa con l’obiettivo di avviare le attività dell’eolico offshore nel porto di Augusta”. Fine della storia, almeno in parte.

Il peso di un territorio già segnato

Perché qui il discorso si fa delicato. Augusta è la città del petrolchimico, un cuore industriale che negli anni ha fatto i conti con inchieste, sequestri e un rapporto complicato con l’inquinamento di aria, acqua e suolo. L’eolico offshore non era soltanto un’opportunità economica: rappresentava una possibilità concreta di affiancare, se non sostituire nel tempo, la produzione di combustibili fossili con un’alternativa pulita, in un territorio che di alternative ne ha viste poche. Sul piano occupazionale la posta in gioco è alta: l’associazione Aero stima 27mila posti di lavoro in trent’anni sull’intera filiera nazionale, mentre fonti più recenti parlano di un indotto fino a 62 miliardi di euro e oltre 10mila nuovi posti tra Augusta e Taranto.

Transizione energetica sotto stress

Il paradosso è amaro. Mentre benzina e gasolio attraversano una fase di autentica tempesta tariffaria, con rincari che pesano su imprese, lavoratori e famiglie, il taglio ai fondi per le rinnovabili rischia di rallentare proprio quella transizione energetica che alcune aziende, Eni in testa, avevano iniziato ad avviare. Un cortocircuito che rischia di lasciare il territorio schiacciato tra il costo del vecchio modello energetico e il ritardo del nuovo.

Il sindaco di Augusta Di Mare

Non si è fatta attendere la reazione del sindaco di Augusta, Giuseppe Di Mare, che ha affidato a una nota tutta la propria preoccupazione: “La scelta di Augusta quale hub nazionale per l’eolico offshore rappresenta un risultato strategico per il nostro porto, per la Sicilia e per l’intero sistema Paese. Per questo la notizia della significativa riduzione delle risorse destinate agli interventi infrastrutturali non può lasciarci indifferenti. Se Augusta è strategica per il Paese, deve esserlo fino in fondo”. Il primo cittadino non chiede sconti, ma coerenza: “Augusta non chiede un trattamento di favore. Chiede che venga mantenuto l’impegno assunto su un progetto considerato strategico a livello nazionale”.

Il deputato regionale della Dc Auteri

Sulla stessa linea il deputato regionale della Dc, Carlo Auteri, che parla di una battaglia da condurre insieme, al di là degli schieramenti: “Condivido pienamente la posizione espressa dal sindaco Giuseppe Di Mare: la riduzione delle risorse destinate all’hub dell’eolico offshore di Augusta merita una risposta forte e unitaria da parte di tutte le istituzioni. Non è una questione di appartenenza politica, ma di difesa di una scelta strategica per il futuro industriale e occupazionale del nostro territorio”. Auteri chiama in causa anche Palazzo d’Orleans: “La Sicilia deve farsi portavoce di questa esigenza nei confronti del Governo nazionale. Chiederò alla Regione di assumere una posizione chiara e mi confronterò anche con l’assessore Luca Sammartino affinché possa sostenere questa battaglia all’interno del governo regionale e nei rapporti con Roma”.

Un fronte comune, non uno scontro

Sia il sindaco che il deputato insistono sulla stessa parola d’ordine: unità. “Il sindaco ha fatto bene a porre il problema e io sono al suo fianco”, chiude Auteri. La partita, ora, si sposta sui tavoli romani: capire se il Governo e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica saranno disposti a rivedere la rimodulazione. Per Augusta non si tratta solo di eolico, ma della possibilità di scrivere un capitolo diverso della propria storia industriale, senza restare imprigionata tra il petrolchimico del passato e un futuro verde che rischia di restare, ancora una volta, a metà.