Hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti i difensori degli imputati al processo denominato Fantassunzioni in corso al palazzo di giustizia di Siracusa.  Un procedimento giudiziario, con l’accusa di truffa aggravata che vede alla sbarra  6 ex consiglieri comunali di Siracusa (Adolfo Mollica, Piero Maltese, Franco Formica, Riccardo Cavallaro, Riccardo De Benedictis)  ed altrettanti imprenditori (Giuseppe Serra, Sebastiano Solerte, Roberto Zappalà, Paolo Pizzo, Marco Romano e Maurizio Masuzzo), avviato nel 2013 dalla Digos e coordinato dai magistrati della Procura, per cui gli ormai ex rappresentanti dell’assemblea di palazzo Vermexio  furono fittiziamente assunti dai datori di lavoro, allo scopo di incassare i soldi dei rimborsi erogati dal Comune.

Dopo le richieste di condanna della pubblica accusa, oggi in aula, presieduta dal giudice Giuseppina Storaci, è stato il turno delle difese, che, nel corso delle loro arringhe, hanno contestato, punto per punto, l’impianto accusatorio. Dura la ricostruzione dell’avvocato Sebastiano Ricupero, che ha posto l’attenzione sul pregiudizio attorno a questa vicenda, nata a seguito di una denuncia politica dell’attuale parlamentare regionale del M5S, Stefano Zito. “I consiglieri -ha detto l’avvocato Ricupero, rappresentante della difesa di Piero Maltese, ex consigliere comunale – hanno usufruito in modo legittimo dei benefici previsti dalla legge. Stessi benefici avuti dall’allora consigliere comunale Giancarlo Garozzo, poi diventato sindaco di Siracusa, che ha poi deciso di costituire il Comune parte civile del processo. Quindi, adesso si trova nei banchi opposti”, chiosa con sarcasmo il difensore.

Nel merito della vicenda, il legale si è soffermato sull’indagine della polizia che, a suo parere, è stata lacunosa. “Gli agenti – ha detto in aula il rappresentante della difesa dell’ex consigliere Piero Maltese, l’avvocato Ricupero –  hanno compiuto degli appostamenti per svelare se il mio assistito si trovasse sul luogo di lavoro. In un’occasione non c’era, salvo poi non recarsi al Comune dove Maltese stava esercitando la sua attività di consigliere comunale. Sarebbe bastato dare un’occhiata ai verbali per verificare dove fosse, cioè nel pieno dell’attività  amministrativa, così come prevede la legge”.

Altrettanto dura l’arringa dell’avvocato Graziano Siringo, difensore dell’ex consigliere Adolfo Mollica. “L’assunto della Procura – ha detto in aula il rappresentante della difesa di Mollica – è che le assunzioni sono state definite a seguito della proclamazione dei consiglieri comunali. Peccato che il mio assistito, sia stato messo sotto contratto contratto l’8 novembre del 2011 ma diventando consigliere comunale il mese successivo per una serie di concomitanze, cioè grazie alla rinuncia di un candidato che aveva ottenuto più voti di Mollica nella stessa lista. In che modo l’azienda avrebbe potuto sapere in anticipo della sorte politica di Mollica? Inoltre, l’incarico di direttore sanitario di una azienda è frutto della competenza del mio cliente, capace, infatti, di consentire al suo datore di lavoro di avere la documentazione necessaria per siglare accordi commerciali con un importante ipermercato”.