Pur non volendo sposare posizioni catastrofiste, non si può non constatare come vivere in Italia sia diventato sempre più difficile. Lo hanno capito bene i giovani che se ne vanno, alimentando l’inarrestabile fuga dei cervelli. Lo hanno capito anche i meno giovani, i pensionati, costretti ormai ad emigrare verso paesi dove il costo della vita è più basso.

Anche i siciliani partono: raggiunta l’agognata pensione, invece di godersi la casa di sempre e gli affetti, devono inventarsi una vita nuova in un posto nuovo, cercando di sfuggire alla povertà.

Giuseppe Paolino, siracusano ex funzionario di polizia in pensione dal 2011 è uno di loro, a raccontare la sua storia il giornale La Sicilia.

Giuseppe percepisce 2mila euro di pensione al mese, che non è di per sé una cifra misera, se non avesse sulle spalle il mutuo di una casa acquistata a Lucca – dove ha vissuto per tanti anni – nel 2009. Un mutuo da 1.200 euro al mese per 25 anni: finché lavorava, tra straordinari e trasferte, riusciva a mettere insieme una cifra dignitosa per vivere, con la pensione non è stato più possibile. Così Giuseppe ha dovuto trasferirsi, insieme alla moglie che non lavora, in Tunisia.

Una decisione sofferta, maturata per non perdere la casa e poter lasciare qualcosa ai suoi due figli di prime nozze e alla figlia della moglie che vive a Lucca.

“Non è infatti tutto oro – racconta Giuseppe – quello che può sembrare: vivere all’estero ha i suoi pro e i suoi contro. Integrarsi in un Paese islamico non è facile. A parte la lingua, ci sono usi e costumi diversi”.
Giuseppe risiede ad Hammamet. Per il disbrigo delle questioni burocratiche legate al trasferimento si è affidato all’ agenzia del sito www.vadovia.it, creata da siciliani, una delle tante che accompagnano i pensionati che vogliono trasferirsi all’ estero: “Mi ha aiutato nello sbrigare le pratiche all’ Inps di Lucca, aprire un nuovo conto corrente in una banca tunisina, dove ho dovuto depositare almeno 5.000 euro, poi sono arrivato in Tunisia con la macchina (che ho dovuto cambiare perché la legge tunisina non permette di immatricolare auto provenienti dall’ estero che abbiano più di tre anni di vita), l’ho immatricolata con targa tunisina, ho dovuto fare un contratto al Comune di Hammamet per un alloggio in affitto almeno per tutto l’ anno e, dopo 4 mesi, mi hanno dato la carta di identità tunisina. Ho il conto corrente in Tunisia e l’Inps vi riversa la pensione defiscalizzata perché, grazie alla convenzione tra Italia e Tunisia, la pensione viene tassata nel Paese africano con l’ aliquota lì in vigore del 4%”.

Su questo, tra l’ altro, c’ è una controversia in atto tra lo Stato italiano e i pensionati ex Inpdad che, per avere la pensione tassata non in Italia, possono trasferirsi in pochissimi Paesi al mondo, al contrario dei pensionati Inps che possono andare ovunque.
Per mantenere la residenza in Tunisia, Giuseppe in un anno deve vivere ad Hammamet almeno 6 mesi e un giorno.

La vita non è facile ma costa di certo molto meno rispetto che in Italia, almeno la metà: “Al ristorante in Tunisia con 30 dinari (15 euro) si mangia in due, in Italia ci vogliono minimo 50 euro a testa. In Tunisia arrivano bollette di luce da 15-20 dinari equivalenti a 7-10 euro, in Italia la bolletta è sui 110-120 euro. In Italia al supermercato non si spende meno di 170-180 euro; al Carrefour in Tunisia con 100 dinari (48 euro) mi porto a casa un carrello pienissimo“.

I venti minacciosi dell’Isis non lasciano certo vivere tranquilli. Giuseppe lo sa bene. “Ci incontriamo con altri italiani, si va al bar dove generalmente vanno gli italiani. Io però ho cominciato a non andarci spesso perché con l’ Isis diventa pericoloso: siamo tra Algeria e Libia, la Tunisia è uno dei Paesi più europeizzati del Nord Africa, quindi per i jihadisti la Tunisia è nemico. Di conseguenza, viviamo anche dovendo stare attenti a dove andiamo, a chi frequentiamo, la polizia presidia costantemente la chiesa cattolica. Anche l’ ambasciata, negli sms che invia sul telefonino, ci raccomanda di non frequentare posti dove ci sono concentrazioni di stranieri, di non partecipare a riunioni e assembramenti, ci manda gli orari del coprifuoco. Hammamet è comunque molto sorvegliata, anche perché i tunisini vogliono salvaguardare il turismo”.

E il futuro? Il progetto di Giuseppe e moglie è lasciare la Tunisia, non appena gli ex Inpdap potranno traferirsi altrove: “Anche se dovessi risparmiare di meno, però è tutto diverso, sono in Europa: c’è la religione cattolica, la cultura è la stessa”.

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