La data cerchiata in rosso è il 24 giugno. Entro quel giorno Aretusacque dovrà essere operativa e prendere in mano la gestione del servizio idrico a Siracusa, raccogliendo il testimone da Siam, il gestore privato il cui contratto con il Comune è scaduto il 14 giugno. Una decina di giorni di proroga, richiesta attraverso il Comune dalla nuova società che non era ancora pronta al subentro: un avvio in salita, insomma, per quello che si preannuncia come uno dei passaggi istituzionali più delicati degli ultimi anni nel Siracusano.
«Entro il 24 giugno dovranno provvedere alla gestione», conferma a BlogSicilia una fonte interna a Siam, lasciando intendere che il gestore uscente osserva i tempi con attenzione, senza margini di ulteriore elasticità.
Italia: “Un anno per coinvolgere tutti i Comuni”
A scandire i tempi del nuovo corso è Francesco Italia, sindaco di Siracusa e presidente dell’Assemblea Territoriale Idrica (ATI). «Si inizierà a Siracusa», spiega a BlogSicilia, «in assemblea abbiamo deciso di fissare un timing per la gestione delle reti idriche negli altri Comuni della provincia. Ci sarà un anno di tempo per farlo ed Aretusacque ha dato massima disponibilità per lo switch». Il messaggio è chiaro: Siracusa capofila, poi a cascata il resto della provincia.
Chi è Aretusacque
Aretusacque è una società a prevalenza pubblica: il 51% delle quote è in mano agli enti territoriali, mentre il 41% appartiene ad Acea Siracusa S.r.l., società controllata direttamente da Acea S.p.A., il principale operatore idrico a livello nazionale. È quest’ultima a portare in dote know-how gestionale e capacità operativa. In virtù della gara bandita dall’ATI idrico, Aretusacque gestirà il servizio per tutti i Comuni della provincia per i prossimi trent’anni: un contratto lungo come una generazione.
La clausola sociale: i lavoratori non si toccano
Tra le condizioni negoziate per il passaggio di consegne figura la cosiddetta clausola sociale, prevista dal Codice dei Contratti Pubblici: Aretusacque è tenuta a riassorbire il personale tecnico e amministrativo già impiegato da Siam, garantendo la continuità dei posti di lavoro legati alla gestione delle reti e degli impianti. Un presidio importante in una transizione che, per quanto necessaria, porta sempre con sé l’incertezza per chi lavora sul campo.
Il nodo da 21 milioni: lo scontro sul valore di subentro
Il capitolo più spinoso riguarda il denaro. Siam ha presentato ricorso al TAR chiedendo l’annullamento delle delibere dell’ATI Siracusa sulla determinazione del cosiddetto “valore di subentro regolatorio”: in parole semplici, la cifra che il nuovo gestore deve corrispondere a quello uscente come rimborso per gli investimenti effettuati sulle infrastrutture idriche e non ancora ammortizzati. Siam reclama circa 21 milioni di euro. L’ATI ha calcolato cifre nettamente inferiori. Aretusacque si è già costituita in giudizio per tutelare le proprie casse e scongiurare che l’esito del contenzioso si riversi sulle tariffe pagate dai cittadini.
Il braccio di ferro sul depuratore di Augusta
C’è poi un secondo fronte legale, aperto questa volta da Aretusacque stessa insieme ad Acea Siracusa. Le due società hanno impugnato il bando da oltre 50 milioni di euro emesso da Sogesid S.p.A., società pubblica che opera per conto del Commissario Unico per la Depurazione, relativo alla ristrutturazione della rete fognaria e del depuratore del Comune di Augusta. La tesi di Aretusacque è netta: quell’opera, essendo inserita nel Piano d’Ambito provinciale, spetterebbe di diritto alla gestione del nuovo soggetto unico. Il TAR di Catania ha dichiarato inammissibile il ricorso. Aretusacque e Acea hanno portato la battaglia al grado successivo: il CGA, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, il massimo organo della giustizia amministrativa siciliana.
Lo scontro politico: l’acqua come campo di battaglia
Al complicato passaggio di consegne si sovrappone uno scontro politico che viene da lontano. Il fronte è aperto tra il fronte comprendente Mpa e Francesco Italia, coordinatore regionale di Azione, e Fratelli d’Italia, rappresentato in provincia dal deputato nazionale Luca Cannata.
Il casus belli più recente è il bando SFNIISSI, il miliardo di euro destinato alle infrastrutture idriche nazionali: Cannata ha accusato la governance provinciale di non aver saputo cogliere l’opportunità. Risposta secca del presidente del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque, Giuseppe Assenza: il Comune di Avola, territorio elettorale di casa Cannata, ha presentato tre progetti per quasi 4 milioni al bando FESR Sicilia, tutti bocciati per documentazione incompleta, mentre altri Comuni sostenuti dall’ATI ottenevano oltre 10 milioni.
Ma il vero nodo è politico-istituzionale. Quando nel luglio 2025 fu composto il Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque, Cannata rimase fuori dalla partita: la governance fu plasmata da Italia, dal deputato regionale MPA Peppe Carta e dall’azzurro Riccardo Gennuso. Da quel momento FdI ha assunto un profilo critico verso la gestione idrica provinciale. La posta in gioco è trentennale: chi controllerà l’acqua in una provincia strategica sotto il profilo industriale e turistico. Con il 2027, anno di elezioni regionali e politiche, già proiettato come orizzonte reale di tutti i contendenti.






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