C’è una data che aleggia come una spada di Damocle sul siracusano: il primo giugno. Quel giorno, almeno sulla carta, SIAM dovrebbe consegnare ad Aretusacque le chiavi del servizio idrico integrato della provincia, chiudendo undici anni di gestione e aprendo una nuova era. Sulla carta, appunto. Perché stando ad autorevoli fonti ascoltate da BlogSicilia, quella scadenza non sarà rispettata. Problemi tecnici, difficoltà organizzative, nodi burocratici ancora da sciogliere: il passaggio di consegne slitterà. Di quanto? Non è chiaro. Quel che è chiaro, invece, è che nel frattempo i rubinetti restano a secco.

Il 14 giugno: l’ultima data utile per il passaggio di chiavi

La situazione è paradossale quanto frustrante. SIAM opera in proroga da dicembre 2025, con un contratto semestrale che porta la scadenza vera al 14 giugno. La scelta del primo giugno come data simbolica del passaggio era dettata essenzialmente da ragioni contabili, una questione di quadratura di bilancio più che di operatività reale. Ma ora che anche quella data appare difficilmente rispettabile, il gestore uscente ha fatto sapere, senza giri di parole, che non concederà ulteriori proroghe. Dopodiché, tecnicamente, il 14 giugno è il muro. E il muro si avvicina mentre Aretusacque e i Comuni litigano in tribunale.

Ortigia, turisti e taniche: l’estate di un’isola senz’acqua

Nel frattempo, gli utenti pagano il prezzo di questa impasse istituzionale con la moneta più concreta: la sete. A Siracusa, il timore per l’estate ormai alle porte è già realtà. Ortigia,  l’isola che nel 2024, candidandosi a Capitale della Cultura, si presentò al mondo come “città di acqua e di luce”  è già a secco in concomitanza dell’avvio delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco, quando le camere dei bed and breakfast erano prenotate da mesi e i turisti affollavano ogni vicolo. La pressione della rete, che ha compiuto 60 anni, si è azzerata sotto il peso della stagione: venne costruita per una Ortigia diversa — meno alberghi, meno b&b, meno ristoranti, meno turisti. Un sistema che cede non perché qualcuno lo voglia, ma perché nessuno lo ha adeguato.

Alla Borgata di Santa Lucia, altro quartiere storico con condotte idriche d’annata, il 21 maggio, è arrivata l’autobotte della Protezione civile a completare un quadro complesso. E nei giorni scorsi è scoppiata la protesta: un sit in davanti alla Prefettura di Siracusa organizzato dal Forum sull’acqua pubblica che ha chiesto la mediazione del prefetto in questa fase cosi delicata. E non sono mancate le stoccate all’attuale gestore, che sta per andare via.

SIAM si difende: “Rete vecchia e costi insostenibili”

SIAM, però, non ci sta a fare da capro espiatorio. L’azienda rispedisce al mittente con toni netti le accuse di sabotaggi strategici nei confronti di Aretusacque, definendole “totalmente false, oltre che gravemente diffamatorie e prive di qualsiasi logica”. Una società che da undici anni gestisce il servizio — ragiona il comunicato — non avrebbe alcun interesse ad auto-infliggersi danni economici e reputazionali nell’ultimo miglio.

Sul tema degli investimenti mancati, SIAM ricostruisce una vicenda che risale al 2022: con il caro energia legato ai conflitti internazionali, i costi reali del servizio hanno sfondato ogni previsione del Piano Economico Finanziario allegato al bando di gara. La differenza tra i costi effettivi — circa undici milioni e mezzo — e quelli indicati nel PEF — poco più di quattro milioni e seicento mila euro — ha generato, nel triennio 2022-2024, oltre dieci milioni di euro di disavanzo. Un buco che ha reso “insostenibile l’impegno in costanza di tariffa”. L’azienda sottolinea che la normativa le avrebbe persino consentito di chiedere la risoluzione del contratto: invece ha chiesto una modifica della convenzione al Comune di Siracusa, che ha “correttamente preso atto della legittimità della stessa”. Una difesa articolata, che tuttavia non scioglie la domanda di fondo: se la rete perde il 50% dell’acqua immessa, se ad Avola non esistono ancora i contatori, se Ortigia si svuota ogni estate — di chi è la responsabilità del decennio perduto?

Aretusacque, i ricorsi al TAR e lo scontro politico

La risposta istituzionale si chiama Aretusacque SpA, il gestore unico del servizio idrico integrato costituito a fine 2025: 51% ai Comuni, 49% al raggruppamento guidato da Acea Molise, convenzione trentennale concepita anche per intercettare i fondi PNRR. Ma la società nasce dentro una tempesta politica che ne ha paralizzato l’operatività prima ancora di cominciare.

Il primo fronte è giuridico. Avola e Portopalo di Capo Passero — entrambe guidate da sindaci di Fratelli d’Italia — insieme a Francofonte hanno impugnato al TAR di Catania la nomina del commissario ad acta regionale che ha imposto l’adesione alla società mista. In mezzo, ci sono stati gli scontri politici per la nomina del Comitato di sorveglianza del gestore con Fratelli d’Italia messa fuori gioco da un accordo tra Mpa, Azione, Lega e Forza Italia. Uno scontro che si combatte sulle reti idriche ma che ha le fattezze di una contrapposizione di potere su chi controllerà, nei prossimi trent’anni, il servizio idrico di una delle province più turisticamente rilevanti della Sicilia.

Nel mezzo, come sempre, ci sono i turisti ed i residenti di Ortigia: la città di acqua e di luce, per questa estate, rischia di doversiA accontentarsi di almeno una delle due.