Il pm della Direzione distrettuale antimafia di Catania, Alessandro La Rosa, al termine delle sua requisitoria al processo denominato Aretusa, in corso al palazzo di giustizia di Siracusa, ha formulato le richieste di condanna nei confronti dei 20 imputati, accusati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbero fatto parte di tre gruppi criminali, capaci di spartirsi il territorio per la gestione della droga.

Nel complesso, sono 216 gli anni di carcere presentati dal pm ai giudici della Corte di Assise ma la pena più pesante, 30 anni, è stata sollecitata per Gianfranco Urso, figlio di Agostino Urso, “u prufissuri”, storico capo clan ammazzato il 29 giugno del 1992 al Lido Sayonara, a Fontane Bianche. Per i magistrati della Procura distrettuale antimafia, Gianfranco Urso, era il capo della cellula operante nella zona di via Bartolomeo Cannizzo, a nord di Siracusa, e proprio sotto casa sua che, secondo polizia e carabinieri, sarebbero avvenuti i summit per appianare gli scontri o prendere decisioni.

Le indagini hanno avuto inizio tra il 2014 ed il 2015, periodo in cui gli inquirenti avrebbero avuto contezza di una nuova geografia del traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed hashish. Uno dei gruppi più operativi era concentrato alla Borgata, il cui leader incontrastato sarebbe stato, a parere della Procura distrettuale, Luigi Cavarra, 43 anni, diventato collaboratore di giustizia ma deceduto dopo una malattia fulminante. Ha deciso di pentirsi uno degli imputati, Francesco Satornino, indicato dai magistrati della Dda come il capo del gruppo di Cassibile, la frazione a sud di Siracusa.

Queste le richieste del pm della Dda di Catania:

30 anni di reclusione per Gianfranco Urso; 22 anni per Luigi Urso; 15 anni  per Andrea Abdoush,; 19 anni  per Salvatore Catania; 11 anni di reclusione ciascuno per Agostino Urso e Gianfranco Bottaro; 12 anni  per Daniele Romeo; diciannove anni  per Lorenzo Vasile; nove anni  per  Franco Satornino; 15 anni  per Massimiliano Midolo; 12 anni per Maria Christian Terranova; undici anni di reclusione per Lorenzo Giarratana; tre anni e sei mesi per Francesco Fontana; tre anni  per Massimiliano Romano; due anni e sei mesi per Sebastiano Recupero; due anni per Angelica Midolo; cinque anni  ciascuno per Salvatore Quattrocchi e Umberto Montoneri; tre anni e sei mesi  per Concetto Anthony Magnano e sette anni  per Salvatore Silone.