Voti in cambio di posti di lavoro. È questa, secondo la Procura distrettuale antimafia di Catania, la natura degli accordi che avrebbero legato esponenti del clan De Simone di Priolo Gargallo, nel Siracusano, a tre figure del mondo politico locale: Diego Giarratana, ex vice presidente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, e Manuel e Giuseppe Pinnisi, rispettivamente ex consigliere comunale e padre dello stesso. Per tutti e tre il gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dal pubblico ministero, ritenendo insussistente la necessaria gravità indiziaria. Restano indagati a piede libero.

L’inchiesta

L’inchiesta, che ha portato all’emissione di un’ordinanza cautelare con custodia in carcere per cinque persone, indicate dall’accusa come vertici e figure operative del sodalizio,  ricostruisce secondo la Procura l’esistenza di un’associazione di tipo mafioso denominata clan “De Simone”, operante prevalentemente nel territorio di Priolo Gargallo. Le accuse contestate a vario titolo agli indagati spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, dalle estorsioni agli incendi, fino allo scambio elettorale politico-mafioso. È quest’ultimo reato, previsto dall’art. 416-ter del codice penale, a coinvolgere i tre politici priolesi. Si tratta di imputazioni provvisorie, frutto della ricostruzione dell’accusa e non di accertamenti definitivi.

Giarratana nel mirino dell’accusa

Diego Giarratana, esponente dell’Mpa, consigliere comunale nell’ultima legislatura, decaduta nei mesi scorsi per mancata approvazione del bilancio di previsione, e già vice presidente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, è indicato dell’ordinanza insieme a De Simone Fabio e De Simone Dilan. Secondo la ricostruzione della Procura, in occasione delle elezioni amministrative di Priolo Gargallo del maggio 2023, i De Simone avrebbero garantito voti a Giarratana, candidato con la lista “Priolo Cambia”, in cambio di una sistemazione lavorativa per uno dei De Simone.

L’ex consigliere aggredito

Le intercettazioni riportate nell’ordinanza descrivono mesi di pressioni e contatti, anche diretti, tra Dilan De Simone e il consigliere, culminati, sempre secondo l’accusa, in un’aggressione fisica ai danni di Giarratana per il mancato rispetto degli impegni assunti, e nella successiva produzione di documentazione attestante la disponibilità ad assumere De Simone ino uno stabilimento balneare riconducibile alla famiglia del consigliere.

Il gip ha tuttavia rigettato la richiesta cautelare, ritenendo che non sia dimostrabile la programmazione o l’attuazione di un’attività di procacciamento voti con metodo mafioso, requisito necessario per la configurabilità del reato contestato.

I Pinnisi: la promessa elettorale e il conto da saldare

Analoga nella struttura, ma distinta nei protagonisti, la vicenda che riguarda Manuel e Giuseppe Pinnisi, contestata nell’ordinanza. Secondo l’accusa,  Dilan De Simone avrebbe garantito un pacchetto di voti a Manuel Pinnisi — eletto consigliere nelle ultime amministrative in una lista collegata ad Alessandro Biamonte, dalla quale si era poi avvicinato alle posizioni di Giarratana — in cambio di posti di lavoro per due familiari. A fare da tramite, secondo la Procura, sarebbero stati Giuseppe Pinnisi, ex consigliere comunale e padre di Manuel, ed un parente, anche lui indagato ma a piede libero

Nelle conversazioni intercettate, i De Simone lamentavano con toni sempre più accesi il mancato adempimento della promessa lavorativa da parte dei Pinnisi dopo l’elezione, arrivando a prospettare richieste alternative in denaro. Anche in questo caso il gip ha rigettato la misura cautelare, per le stesse ragioni: manca la prova che De Simone Dilan si sia impegnato a reclutare voti come soggetto organicamente inserito in una consorteria mafiosa e con metodo mafioso.

Trentacinque indagati, cinque in carcere

L’ordinanza ha disposto la custodia in carcere per cinque indagati, identificati dall’accusa come il nucleo operativo del clan. Gli altri, tra cui i tre esponenti politici, restano a piede libero. Per tutti vale la presunzione di innocenza: le contestazioni rappresentano la tesi della Procura e saranno vagliate nelle fasi successive del procedimento