C’è una linea invisibile che unisce bombe carta, incendi dolosi, bancomat fatti saltare in aria e lettere con proiettili. Una linea che attraversa Siracusa, Ortigia e i comuni della provincia, risalendo fino alla zona montana. Nell’arco di poco più di un mese, una sequenza di episodi inquietanti ha riacceso un allarme che in molti speravano definitivamente archiviato: quello del racket, delle intimidazioni sistematiche, del controllo criminale del territorio. Non si tratta di fatti isolati. È la ripetizione, la vicinanza temporale, la natura degli obiettivi – attività economiche, banche, amministratori pubblici – a disegnare uno scenario che preoccupa investigatori e istituzioni.

Commercianti nel mirino: Siracusa come negli anni peggiori

Il primo segnale arriva a dicembre, nel cuore della città. Una bomba carta esplode davanti alla pasticceria Brancato di via Grottasanta. Danni ingenti, paura tra residenti e commercianti, un messaggio chiaro: qualcuno vuole tornare a farsi sentire.

Poche ore dopo, un altro ordigno artigianale viene fatto esplodere davanti a un bar, sempre nella stessa zona. Due attacchi, due attività commerciali, una stessa modalità. Gli inquirenti indagano senza escludere alcuna pista, ma tra gli operatori economici si diffonde una sensazione che ha il sapore amaro del déjà-vu: intimidazioni che ricordano il linguaggio del racket delle estorsioni.

Ortigia colpita: l’incendio al caseificio Borderi

La tensione sale ulteriormente quando, nei giorni scorsi, un incendio colpisce il magazzino del caseificio Borderi, simbolo dell’eccellenza gastronomica di Ortigia e meta quotidiana di turisti e cittadini. Le fiamme distruggono parte della struttura esterna. Anche in questo caso, la matrice dolosa non viene esclusa. Il colpo non è solo economico. È simbolico. Colpire Borderi significa colpire il cuore produttivo e identitario del centro storico. Ed è proprio dopo questo episodio che il caso Siracusa assume una dimensione politica nazionale.

L’interrogazione del senatore Nicita

Il senatore del Partito Democratico Antonio Nicita presenta un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, parlando apertamente di “emergenza sicurezza a Siracusa”, legata a una serie di attentati e intimidazioni contro le attività degli imprenditori locali.

Riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza

La Prefettura convoca il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Un passaggio che certifica la gravità del momento. Sul tavolo finiscono tutti gli episodi: bombe carta, incendi, assalti, minacce. L’obiettivo è capire se dietro la sequenza ci sia una regia unica o un mosaico di criminalità diffusa che sta rialzando la testa.

La criminalità risale la provincia: bancomat fatti esplodere

Nel frattempo, la violenza si sposta verso l’interno, colpendo la già fragile zona montana. A Palazzolo Acreide, un ordigno fa saltare in aria il bancomat di un istituto di credito. Il bottino è ingente, poco meno di 100 mila euro. A Buccheri, poche ore dopo, un altro assalto: i ladri utilizzano mezzi pesanti per divellere lo sportello automatico, lasciando dietro di sé distruzione e sgomento. Due colpi ravvicinati, pianificati, eseguiti con professionalità. Non semplici furti, ma azioni paramilitari, che dimostrano organizzazione e controllo del territorio.

Buccheri sotto shock: l’appello del sindaco Caiazzo

Il sindaco di Buccheri, Alessandro Caiazzo, non usa mezzi termini: “Un serio problema di sicurezza sul quale non è più possibile temporeggiare. La zona montana è sotto attacco come non mai ed occorre che tutte le forze in campo intensifichino gli sforzi e si potenzino le forze dell’ordine, prima che sia troppo tardi. Troppi gli eventi predatori perpetrati in questi ultimi mesi. La comunità è sotto shock e chiede risposte immediate e risolutive”. Parole che suonano come un grido d’allarme, ma anche come una richiesta di assunzione di responsabilità da parte dello Stato.

Palazzolo e il fantasma delle ronde

Ancora più pesanti sono le parole del sindaco di Palazzolo Acreide, Salvatore Gallo, che lancia un avvertimento destinato a far discutere: se lo Stato non darà risposte adeguate, il rischio è che i cittadini decidano di organizzarsi da soli, come già accaduto in passato. Un riferimento tutt’altro che casuale. Negli anni ’90, durante la stagione più buia del racket delle estorsioni, Palazzolo reagì proprio con ronde spontanee di commercianti e cittadini per difendere negozi e imprese dagli attacchi di Cosa Nostra. Da quella resistenza civile nacque uno dei movimenti antiracket più significativi della Sicilia. Non è un caso che l’attuale coordinatore delle associazioni antiracket sia un palazzolese: Paolo Caligiore, figura storica della lotta alle estorsioni.

L’intimidazione al sindaco di Carlentini

Come se non bastasse, la spirale intimidatoria colpisce anche le istituzioni. Al sindaco di Carlentini, Giuseppe Stefio, viene recapitata una lettera anonima: all’interno un messaggio di minaccia, la richiesta di dimissioni e un bossolo di proiettile. Un linguaggio mafioso, diretto, senza ambiguità. Stefio non arretra. Denuncia pubblicamente l’accaduto. Il contesto è chiaro: il sindaco è impegnato da mesi in una battaglia politica e amministrativa contro la realizzazione di una nuova discarica di rifiuti, un progetto contestato e divisivo.

Analisi: segnali convergenti di una pressione criminale

La sequenza degli eventi avvenuti a Siracusa e in provincia presenta elementi di convergenza che vanno oltre la cronaca nera. Gli obiettivi colpiti, attività commerciali, simboli economici, banche, amministratori pubblici, rimandano a una strategia di controllo e intimidazione, tipica dei contesti in cui la criminalità organizzata cerca di riaffermare la propria presenza.
Il ricorso a ordigni, incendi e messaggi espliciti ha avuto una funzione dimostrativa, più che meramente predatoria. Anche gli assalti ai bancomat, per modalità e tempistica, hanno mostrato un livello organizzativo elevato, incompatibile con criminalità occasionale. Il rischio, oggi, è duplice: da un lato la normalizzazione della paura, dall’altro la tentazione dell’autodifesa, già evocata da alcuni amministratori locali.