Si è concluso con due condanne ed un’assoluzione il processo per l’omicidio di Gianluca Bianca, il comandante del peschereccio siracusano Fatima II scomparso nel luglio del 2012 nel corso di una battuta di pesca in acque mediterranee poste tra l’isola di Malta e la Libia.

Mohamed Ibrahim Abd El Moatti, conosciuto come Mimmo, e Mohamed Elasha Rami, entrambi egiziani, hanno rimediato una pena pari a 24 anni di reclusione ciascuno per omicidio e sequestro di persona.

I giudici della Corte di Assise di Siracusa, presieduta da Tiziana Carrubba, hanno, invece, assolto il terzo imputato, Slimane Abdeljelil, tunisino,conosciuto come Benzina. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Alessandro Cotzia, Rosario Giudice (rispettivamente legali di “Mimmo” e Rami)  ed Antonio Zizzi (legale del tunisino) mentre la pubblica accusa è rappresentata dal pubblico ministero di Siracusa, Tommaso Pagano.

Secondo la ricostruzione della Procura, a bordo del peschereccio ci sarebbe stata una lite tra i marinai nordafricani ed quelli italiani, poi gli imputati avrebbero organizzato l’ammutinamento sfociato con l’omicidio del comandante del Fatima II, Gianluca Bianca, ucciso e poi gettato in mare.

A quel punto, gli imputati, che sono sotto processo in contumacia, dopo aver abbandonato i tre marinai a bordo di una zattera, poi recuperata da una motovedetta greca, si sono diretti verso un porto dell’Egitto. E da allora, non ci sono più tracce di loro. Nel dispositivo della Corte di Assise, i due egiziani sono stati condannati “al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili nonché al pagamento di una provvisionale” per un importo di circa 120 mila euro. A difendere i familiari, gli avvocati Giuseppe Gurrieri e Giuseppe Piccione.

A battersi per avere giustizia è stata la famiglia del comandante scomparso, in particolare la madre, Antonina Moscuzza,che  ha incontrato  le più alte cariche dello Stato, dall’ex presidente del consiglio Matteo Renzi agli ex Ministri Giulio Terzi e Annamaria Cancellieri, fino all’ex presidente della Regione Rosario Crocetta per chiedere un aiuto nelle ricerche dei responsabili della scomparsa del figlio. E dopo l’esplosione del caso Regeni, il ricercatore italiano massacrato in Egitto, la famiglia Bianca, pur lodando l’attività del Governo nazionale, aveva spiegato che lo stesso impegno non sarebbe stato riversato per la loro vicenda.

La mamma del comandante, poco dopo aver saputo dell’esito del processo, ha avuto un malore ed è stata trasportata in ospedale per degli accertamenti. La donna, come l’intera famiglia, chiedeva l’ergastolo per tutti gli imputati.

Il commento dell’avvocato di Mohamed Ibrahim Abd El Moatti  Alessandro Cotzia

“Allo stato, non comprendo come la Corte abbia potuto ritenere credibile la versione dei tre italiani, in ordine al sequestro di persona asseritamente patito, e al contempo assolvere l’imputato tunisino pure da tale reato, oltre che dall’omicidio, sebbene gli italiani avessero accusato anche lui..così come non comprendo quale delle tante versioni sia stata condivisa dalla Corte, per ritenere i due egiziani (e solo loro) colpevoli di omicidio volontario..solo leggendo le motivazioni della sentenza sarà possibile comprendere il ragionamento seguito dalla Corte nell’emettere il dispositivo di una sentenza che, poi, verrà senz’altro impugnata in appello”