“Quanto accaduto oggi al tribunale di Siracusa è un caso di malagiustizia”. Lo dice, al telefono a BlogSicilia, con delusione Erasmo Gioia, padre di Licia Gioia, per la cui morte è stato assolto dall’accusa di omicidio volontario aggravato il marito della donna,  Francesco Ferrari, 46 anni, agente della Questura di Siracusa. “Ci ha stupito – dice il padre della vittima – che il pm, al termine della requisitoria, ha chiesto l’assoluzione. E pensare che nel corso delle udienze ha sempre manifestato un certo convincimento sulle responsabilità di Ferrari, del resto è stato lui a chiedere il rinvio a giudizio per omicidio volontario. Ritenevamo che il magistrato avesse una solida impalcatura giudiziaria, inoltre, in una delle ultime udienze, ricordo che aveva contestato le relazioni dei consulenti del gup. Invece, oggi questo cambio di passo, nonostante la Procura, in tutto questo tempo, ci aveva assicurato che saremmo stati appoggiati in tutto e per tutto. Riteniamo che vi siano delle responsabilità ed andremo fino in fondo in questa storia: ci rivolgeremo alla Procura generale di Catania e ricorreremo alla Corte europea se ce ne fosse bisogno. Abbiamo in mano alcuni verbali che testimoniano comportamenti sospetti nei minuti successivi al delitto. Non è finita qui”.

La famiglia ritiene che la figlia sia stata ammazzata al culmine di una lite scoppiata tra i due coniugi nella loro villa, in contrada Isola, alla periferia sud di Siracusa. Licia Gioia, come accertato dal medico legale, è deceduta per un colpo di pistola  calibro 9 che le ha perforato la testa ma nel corso dei rilievi è emerso un altro colpo d’arma da fuoco.  Nelle prime fasi delle indagini, la Procura aveva indagato il marito per istigazione al suicidio poi aveva cambiato idea, fino alla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario. La difesa di Ferrari, rappresentato dall’avvocato Stefano Rametta, ha sempre sostenuto che Licia Gioia si fosse suicidata nonostante il tentativo del consorte di strapparle l’arma.

 

Le perplessità sono state espresse anche dal legale della famiglia Gioia, l’avvocato Aldo Ganci. “Riesce davvero difficile – spiega a BlogSicilia l’avvocato della famiglia Gioia, Aldo Ganci –  comprendere l’atteggiamento della Procura che, dopo aver chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario, ha deciso di sostenere l’assoluzione. Eppure, dal rinvio a giudizio ad oggi, non è cambiato nulla, in quanto il processo si è celebrato con il rito abbreviato, dunque non sono emerse nuove prove o nuovi elementi in grado di cambiare lo scenario. Non contesto l’operatore del pm ma chiedo: perché mai ha chiesto il rinvio a giudizio? Cosa è cambiato da allora ad oggi? Leggeremo con attenzione le motivazioni della sentenza emessa dal gup del tribunale di Siracusa”.