• La Procura di Pisa ha chiesto le condanne sull’omicidio Scieri
  • Sotto processo gli ex commilitoni e gli ufficiali della Folgore
  • Il parà fu trovato morto nella caserma Gamerra di Pisa nell’agosto del 1999

I pm della Procura di Pisa, al termine della sua requisitoria davanti al gup del Tribunale toscano, ha chiesto le condanne a 18 anni di reclusione per l’ex caporale Andrea Antico, accusato di omicidio volontario, e 4 anni per l’ex comandante della Folgore, il generale Enrico Celentano, e per l’ufficiale in congedo Salvatore Romondia, accusati di favoreggiamento o depistaggio.

L’inchiesta sulla morte di Scieri

L’inchiesta è quella sul decesso di Emanuele Scieri, il parà di 26 anni, siracusano, trovato morto il 16 agosto del 1999 nella Caserma Gamerra di Pisa, dove era arrivato come recluta da tre giorni. Con l’accusa di omicidio volontario in concorso è stato poi richiesto il rinvio a giudizio degli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara che, a differenza di Celentano, Antico e Romondia hanno scelto il rito ordinario.

Ministero parte civile

Il Ministero, come riportato dall’AGI,  che è  parte civile nel processo sul caso Scieri, ha chiesto la condanna degli imputati con rito abbreviato alle pene di legge e il risarcimento danni. Per lunedì 27 ottobre è già fissata una nuova udienza dove interverranno le parti civili e ci sarà la discussione finale dell’abbreviato di Antico; al 4 ottobre è invece fissata la discussione su Romondia e Celentano, mentre l’11  sarà il turno di Panella e Zabara.

“Atto di nonnismo”

Per la procura di Pisa la morte di Emanuele Scieri sarebbe originata da un atto di nonnismo deragliato in omicidio volontario aggravato i cui responsabili sarebbero i tre ex caporali. La catena di comando della Folgore, invece, sempre secondo la Procura, sarebbe stata al corrente di tutto. Per questo motivo, sia Celentano che Romondia sono accusati di favoreggiamento, imputazione che, oggi, procuratore e pm hanno chiesto (senza però formalizzare la richiesta) al giudice di riqualificare e inquadrare come depistaggio, anche alla luce di quanto emerso dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Romondia nell’ultima udienza.