• Rese note le motivazioni della Cassazione sull’inchiesta per la morte del parà Scieri
  • Il reato contestato è omicidio, per cui la competenza è del Tribunale ordinario
  • Erano due le inchieste, una della Procura di Pisa, l’altra della Procura militare di Roma
  • Sono 5 le persone indagate per omicidio

La Corte di Cassazione ha reso note le motivazioni legate alla decisione di affidare il processo per la morte del parà siracusano Emanuele Scieri al Tribunale ordinario e non a quello militare. Secondo quanto emerge nel pronunciamento dei giudici, gli atti di nonnismo “non sono in sé ricollegabili al rapporto gerarchico, così come al servizio o al rispetto della disciplina militare”, anche se avvengono in una caserma.

La morte in caserma

E in particolare nel caso della morte nella caserma ‘Gamerra’ di Pisa nell’agosto del 1999, secondo la Cassazione “non vi era alcun rapporto gerarchico-disciplinare” tra gli autori della condotta e la vittima:” non erano impegnati in attività di servizio e si trovavano in caserma in abiti civili. Pertanto il reato da contestare è l’omicidio volontario, non un reato militare (violenza contro inferiore), e dovrà occuparsene la magistratura ordinaria” si legge nella motivazione della Cassazione

Le due inchieste

Per la morte di Scieri erano state aperte due inchieste, una presso la procura di Pisa, l’altra dalla magistratura militare per il reato di “violenza contro inferiore”, che nel caso di omicidio applica comunque la stesse pene stabilite dal codice penale. Nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 23 febbraio, ha disposto la competenza del Gup di Pisa, la prima sezione penale della Cassazione delinea quali confini applicare alla pratica del “nonnismo”. I giudici spiegano che le “vessatorie condizioni di integrazione” imposte alle reclute sono estranee alle ragioni di servizio e alla gerarchia militare: quello che conta è piuttosto “l’anzianità” di appartenenza a un gruppo.

“Fu omicidio”

Nel caso di Scieri, la Cassazione ha valutato i fatti “estranei al servizio e alla disciplina militare”, ritenendo che non vi fossero i presupposti per il reato contestato dalla procura militare. La Cassazione rileva che “vi è piena concordanza nella descrizione delle accuse nelle diverse sedi” sulla base degli accertamenti medico-legali, “che vedeva gli autori del fatto fiaccare la resistenza di Scieri tramite violenti colpi, mentre egli saliva, in condizioni di insostenibile stress, la scala della torre di prosciugamento dei paracadute”. Il parà precipitò al suolo da 5 metri, riportando lesioni gravissime. La procura militare contestava ai commilitoni anche la violazione dello specifico dovere di comportamento militare di chiedere soccorso. Ma a questo proposito la Cassazione cita una consulenza secondo la quale “la morte è sopravvenuta istantaneamente o quasi.

Gli indagati

Sono indagati per omicidio volontario  i tre ex caporali della Folgore Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico e i due ex ufficiali, accusati di favoreggiamento, Enrico Celentano, all’epoca dei fatti comandante dei paracadutisti, e Salvatore Romondia.