L’appuntamento giudiziario è fissato per il 3 giugno prossimo: in quella data, davanti al GUP del Tribunale di Siracusa De Martino, si aprirà l’udienza preliminare a carico di Francesco Mirabella, il trentenne siracusano accusato di essere l’autore dell’omicidio di Giuseppe Pellizzeri. Mirabella, assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Antonio Meduri, dovrà rispondere delle pesanti accuse di omicidio, per il quale non sono state contestate aggravanti, e di porto abusivo d’arma da fuoco
La vicenda
La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica, ruota attorno alla figura della vittima, un ufficiale della Capitaneria di Porto di 37 anni, ucciso il 10 giugno dello scorso anno a colpi di pistola in prossimità di un bar situato in via Elorina, nella zona sud di Siracusa. Ma cosa ha scatenato una tale violenza? La ricostruzione dei fatti effettuata dagli inquirenti delinea un quadro di forti tensioni preesistenti tra Pellizzeri e la famiglia dell’indagato.
Le tensioni economiche
Alla base del delitto vi sarebbero stati accesi contrasti di natura economica, legati specificamente a questioni di soldi per l’affitto di un magazzino. Questi dissapori erano già degenerati poco prima dell’assassinio: le indagini hanno infatti rivelato uno scontro fisico avvenuto tra l’ufficiale della Guardia costiera e il fratello di Mirabella.
È in questo clima di esasperazione che si è consumato il tragico agguato. Mirabella, che ha successivamente confessato l’omicidio, ha cercato di giustificare il proprio gesto durante gli interrogatori, spiegando di essersi armato perché nutriva un profondo timore nei confronti del trentasettenne. Secondo la sua versione, avrebbe agito nel tentativo di tutelare la propria incolumità personale.
L’incontro al bar
Il giorno dell’omicidio, l’incontro fatale presso il bar è culminato nell’estrazione dell’arma. Pellizzeri è stato centrato da due proiettili: uno alla spalla e l’altro all’altezza dello sterno. Proprio quest’ultimo colpo si è rivelato fatale, non lasciando scampo all’ufficiale. Dopo il delitto, Mirabella si è sbarazzato della pistola gettandola in mare, ma l’arma è stata successivamente recuperata dai carabinieri.






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