La scadenza era marzo 2026. È passata, e il reparto di Rianimazione del presidio ospedaliero Di Maria di Avola non ha ancora i suoi otto posti letto operativi, quelli previsti dalla pianta organica, ma solo due posti cosiddetti “tecnici”, utili unicamente a stabilizzare i pazienti prima di trasferirli all’ospedale di Siracusa. Una sala d’attesa, più che un reparto.

A tornare sulla vicenda sono Giovanni Migliore, segretario generale della Ust Cisl Ragusa Siracusa, e Mauro Bonarrigo, segretario generale della Fp Cisl Ragusa Siracusa, che non usano giri di parole: la riapertura piena della Rianimazione era stata garantita entro marzo, ma quella scadenza «non è stata onorata».

Un cantiere aperto da novembre, una comunità in attesa da oltre un anno

I lavori di adeguamento strutturale hanno preso il via a novembre 2024. L’azienda sanitaria aveva assicurato la consegna entro il mese scorso. I tempi non sono stati rispettati, e nel frattempo il personale infermieristico della Rianimazione continua a ruotare tra i vari reparti dell’ospedale e delle strutture vicine, impiegato secondo le esigenze del momento. «Girovagante», lo definiscono senza eufemismi i sindacalisti, da oltre un anno.

Il quadro è aggravato dalla geografia sanitaria della zona: l’ospedale di Avola-Noto è il punto di riferimento per l’intera fascia sud della provincia di Siracusa. Un DEA di primo livello dove si eseguono «innumerevoli attività chirurgiche di diverse specialità», ma senza una Rianimazione pienamente funzionante.

Il nodo del Pronto Soccorso di Noto

La mancanza pesa in modo diretto anche sul presidio Trigona di Noto: il suo Pronto Soccorso non può garantire un servizio H24 proprio perché sprovvisto di Rianimazione, reparto presente nell’area solo ad Avola. Un vuoto che lascia scoperti i territori del sud-est della provincia nelle ore notturne e nei momenti di maggiore criticità.

La fuga verso Ragusa

Le conseguenze si misurano anche in chilometri. Da tempo i residenti di Rosolini, Pachino e Portopalo guardano sempre più spesso alla vicina provincia di Ragusa per le proprie esigenze sanitarie. Una migrazione silenziosa, fatta di diffidenza e necessità, che erode il senso stesso di avere un ospedale di riferimento.

L’Asp di Siracusa e il silenzio dopo il 4 marzo

Ma c’è un altro fronte che preoccupa i sindacati, più ampio e strutturale: l’organizzazione del personale infermieristico sull’asse Siracusa-Avola-Noto. Migliore e Bonarrigo denunciano una «sordità» dell’Asp di Siracusa di fronte alle richieste avanzate nei mesi scorsi. L’incontro del 4 marzo scorso con il Commissario Straordinario e il Direttore Sanitario sembrava un’apertura. Non lo è stata: «nessun riscontro concreto è pervenuto in merito alle problematiche messe in evidenza».

Restano così sul tavolo tutte le questioni legate alle condizioni di lavoro e alle aspettative dei dipendenti, formalizzate in note ufficiali rimaste senza risposta. Una Rianimazione a mezzo servizio, un sindacato che bussa a porte chiuse, una comunità che aspetta. E marzo è già finito.