Il cartello è comparso nei giorni scorsi fuori dal Punto di primo intervento pediatrico dell’ospedale Rizza di Siracusa, firmato dalla Direzione del Distretto ASP di Siracusa. Poche righe che però pesano sulle famiglie: il servizio resterà chiuso domenica 2 agosto dalle 8 alle 20, sabato 15 agosto dalle 8 alle 20, domenica 16 agosto dalle 15 alle 20 e sabato 29 agosto dalle 8 alle 20. Motivo indicato: carenza di personale medico.
Le carenze
Non è un episodio isolato né una novità degli ultimi giorni. Le chiusure a rotazione del punto pediatrico raccontano una difficoltà nel garantire la copertura dei turni nei weekend e nei giorni festivi, quando il fabbisogno di pediatri di guardia si scontra con organici già ridotti. Nelle fasce orarie indicate, i genitori con bambini che necessitano di una valutazione urgente dovranno rivolgersi al pronto soccorso generale o ad altre strutture del territorio, con l’inevitabile allungamento dei tempi di attesa che questo comporta. E peraltro, l’Asp sembrerebbe avere le mani legate considerato che conterebbe nello specifico su medici liberi professionisti, dunque non dipendenti della stessa azienda.
Il Pte di Pachino
Il Rizza non è un caso isolato, all’inizio del mese di giugno – il 2 – il Pta di Pachino è rimasto senza medici. In organico ce ne sono 3 ma nella turnazione sarebbe rimasto scoperta la fascia oraria dalle 20 alle 8. Inoltre, anche la guardia medica è rimasta scoperta priva di medico.
La punta dell’iceberg
Si tratta della punta di un problema molto più esteso, che riguarda l’intera sanità siciliana e italiana. A livello nazionale, secondo i dati della Fondazione GIMBE aggiornati al 1° gennaio 2025, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale, con un calo del 14,1% tra il 2019 e il 2024. La Sicilia, paradossalmente, non rientra in questo quadro negativo: gli stessi dati GIMBE certificano che nell’Isola non si registrano carenze complessive di medici di famiglia, con un rapporto di 1.161 assistiti per medico contro una media nazionale di 1.374.
Ma è un equilibrio fragile. Secondo i dati presentati dalla SIMG – Società Italiana di Medicina Generale al suo 20° Congresso Regionale, tenutosi proprio a Siracusa il 23-24 maggio 2025, l’81,7% dei medici di famiglia siciliani ha più di 27 anni di anzianità di laurea: significa che una larga parte del corpo medico è vicina alla pensione, senza un ricambio generazionale certo. Già nel 2024 la GIMBE stimava per il 2026 una perdita di 155 medici di base in Sicilia rispetto al 2022.
Il nodo degli specialisti
Il fronte più critico è quello degli specialisti ospedalieri. Secondo il monitoraggio delle reti ospedaliere regionali e i dati Agenas relativi al primo trimestre 2026, il tasso di posti vacanti nelle emergenze siciliane si aggira intorno al 22%, con punte fino al 45% in alcuni presidi di Caltanissetta, Agrigento e Trapani. Sempre secondo le rilevazioni Agenas 2025, tra il 2024 e il 2025 circa il 14% degli specialisti siciliani sotto i 50 anni ha lasciato il Servizio sanitario regionale: il 60% verso il privato accreditato, il 40% verso il Nord Italia o l’estero.
L’aiuto dall’estero
Per tamponare i vuoti nei pronto soccorso, negli ultimi anni si è fatto sempre più ricorso a medici con titolo di studio conseguito all’estero: il decreto Milleproroghe 2026 (legge 26/2026) ha prorogato fino al 2027 la deroga che consente alle aziende sanitarie di assumerli senza l’equipollenza del titolo, come confermato dal Ministero della Salute. In Sicilia e Calabria, secondo alcune stime non ufficialmente confermate da un report pubblico, questi medici coprirebbero oltre il 40% dei turni in alcuni pronto soccorso: un dato che merita verifica diretta presso le aziende sanitarie prima di essere considerato definitivo.
I buchi in medicina d’urgenza e anestesia.
Ad aprile 2026 il Ministero della Salute, insieme a Istat e Co.Ge.A.P.S., ha attivato una nuova anagrafe dinamica per monitorare in tempo reale il fabbisogno di personale sanitario: secondo i primi dati Istat diffusi, gli specialisti attivi in Italia risultano circa 217.000, ma la distribuzione resta squilibrata, con vuoti fino al 30% in discipline come medicina d’urgenza e anestesia. Il sindacato Anaao Assomed segnala inoltre che per l’anno accademico 2025/2026, a fronte di un limite ministeriale di 14.575 posti nelle scuole di specializzazione, la Medicina d’Urgenza continua a registrare una quota di posti non assegnati vicina al 20%.
Il caso del Rizza
Quello che accade al Rizza, in questo senso, è un segnale locale di una tendenza che i dati regionali e nazionali confermano da tempo: un sistema che regge, per ora, sulla tenuta di un corpo medico sempre più anziano, e che rischia di incrinarsi nei prossimi anni se il ricambio generazionale non verrà accelerato.






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