Siracusa piange in poche ore due dei suoi volti più noti, due uomini che negli ultimi decenni hanno raccontato la città a modo loro, uno dietro il bancone di una macelleria, l’altro dietro quello di un bar diventato leggenda. Se n’è andato Tuccio Abbruzzo, e poche ore dopo Franco Neri: due nomi che a Siracusa non hanno bisogno di presentazioni, due storie che si intrecciano senza mai essersi davvero incontrate, se non nella memoria collettiva di una città che oggi si sente più povera.

Chi era Abbruzzo

Tuccio Abbruzzo, 70 anni, era “quello della macelleria” in Corso Gelone, ma ridurlo a questo sarebbe un torto. Gelone Carni non era solo un negozio: era un salotto popolare, un luogo dove le massaie chiedevano tagli speciali e i siracusani si scambiavano notizie, opinioni, pettegolezzi di quartiere. Da lì è partito il suo impegno politico, sempre con la maglia di Forza Italia addosso, un percorso che lo ha portato a sedere in consiglio comunale e a stringere amicizie durature, su tutte quella con Stefania Prestigiacomo e Angelo Bellucci.

La passione per il Siracusa calcio

Ma chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto la sua spontaneità, quella capacità rara di farsi voler bene senza calcolo, senza la fatica di “fare politica” per raccattare consenso. E poi c’è il Siracusa calcio, la sua vera fede: non solo tifoso ma dirigente, punto di riferimento per generazioni di calciatori azzurri, presenza fissa negli spogliatoi e sugli spalti, nella buona e nella cattiva sorte di una squadra che a Siracusa è più di uno sport.

La storia di Franco Neri

Franco Neri, 66 anni, veniva da Lentini, come tutta la sua famiglia, proprietaria storica del Mokambo, il bar pasticceria che da oltre sessant’anni scandisce le giornate dei siracusani. Ma Neri non è stato solo un ereditiero attento: è stato un innovatore, uno che ha saputo leggere in anticipo i cambiamenti. All’inizio degli anni Novanta, quando l’Europa scopriva la movida e Ortigia era ancora un’isola dimenticata, lontana dai riflettori del turismo che oggi la rende una delle mete più fotografate della Sicilia, Neri ebbe l’intuizione delle Terrazze, un locale all’aperto sul Lungomare che fu un successo immediato e aprì la strada a un modo nuovo di vivere le notti siracusane, ben prima che le movide si trasformassero, altrove, in qualcosa di più violento e meno genuino.

La Cannoloterapia

Non si fermò lì: la sua fantasia imprenditoriale partorì la Cannoloterapia, un marchio registrato che è diventato virale, con turisti in fila per una “full immersion” nel dolce simbolo della Sicilia, capace di scacciare pensieri e cattive giornate con un morso di ricotta. Il suo Mokambo, negli anni, si è trasformato anche in un piccolo caffè letterario, ritrovo di giornalisti e presentazioni di libri, spesso al fianco dell’amico Aldo Mantineo, che lo ha accompagnato fino all’ultimo viaggio.

La Siracusa di una volta

Due vite diverse, due percorsi che si sono mossi in parallelo nello stesso pezzo di città: Abbruzzo in Corso Gelone, Neri in viale Teocrito e poi in via Pausania, quando quell’area del centro era il cuore pulsante del commercio siracusano, prima che Ortigia diventasse la vetrina che conosciamo oggi. Non è un dettaglio da poco: sono due testimonianze di una Siracusa che cambiava pelle, e che loro hanno contribuito, ciascuno a modo suo, a plasmare.

Se n’è andato Tuccio, il consigliere-macellaio che sapeva ascoltare tutti. Se n’è andato Franco, l’imprenditore che ha reinventato il modo di stare fuori la sera e di gustare un dolce. Restano i ricordi di chi li ha frequentati, resta un pezzo di storia commerciale e umana della città, e resta, soprattutto, l’eco di due sorrisi che Siracusa non dimenticherà facilmente