Si è tolto la vita nella sua cella,  nel carcere di Cavadonna, a Siracusa, un ventiseienne ucraino. Secondo alcune fonti, il giovane era stato arresto per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In particolare, sarebbe stato al timone di una barca salpata da un porto della Turchia per raggiungere le coste della Sicilia.

Il suicidio si è verificato la vigilia di Natale ed a darne notizia è stato Pino Appren­di presidente di Ant­igone Sicilia. “Pare fosse in attesa della senten­za di appello. É​ la 52esima persona che si suicida in carcere in Italia. Il carcere rimane un posto dove invece di pensare al recup­ero umano si perseve­ra ad applicare prat­iche punitive”.

“Stru­tture fatiscenti e inesistenti percorsi di reinserimento”, ha affermato il Garan­te Nazionale dei det­enuti Mauro Palma”​ a seguito della vis­ita alle carceri sic­iliane”.

“La salute me­ntale – dice Pino Apprendi -rimane uno dei più grandi problemi irrisolti. Finché​ non si abbatte il muro di omertà, che vige sulle condizioni carcerarie, assiste­remo impotenti a con­tinui atti di autole­sionismo e tentativi di suicidio. Gli osservatori de­lle carceri di Antig­one continueranno​ il proprio lavoro di visite delle carcer­i,​ denunciando le “anomalie” tutte le volte che ne verrann­o​ a conoscenza”. Sulla vicenda è intervenuta il dirigente nazionale del Sippe, Sebastiano Bongiovanni. “Si tratta di una tragedia- dice Bongiovanni – che scuote tutti noi. Qui non c’entra la carenza di personale, purtroppo quando una persona subisce un crollo nervoso e decide di farla finita è difficile fermarla, specie quando non si avvertono sintomi”. Dalle informazioni in possesso al Sippe, il giovane ucraino partecipava alla attività del carcere ma evidentemente è accaduto qualcosa, forse la sua permanenza in carcere in un periodo di festa gli avrebbe provocati gravi scompensi.