Ha detto che, in due occasioni, una donna, originaria della Polonia, si era recata in una casa nella sua disponibilità per fare le pulizie ma ha negato di averla violentata. E’ quanto, in sostanza, ha spiegato un uomo di 68 anni, originario di Noto, ex consigliere comunale della città barocca, sotto processo per violenza sessuale ai danni di una collaboratrice domestica.

L’imputato ha risposto alle domande del difensore della donna, l’avvocato Salvo Andolina (nella difesa c’è anche l’avvocato Stefano Andolina) respingendo le accuse mosse dalla colf: sono due  gli episodi contestati al presunto stupratore, il primo avvenuto l’11 febbraio del 2013, l’ultimo il 18 febbraio dello stesso anno: entrambe le violenze,  si sarebbero consumate, sulla scorta della testimonianza della donna, in una proprietà dell’uomo, situata al Lido di Noto.

Per la Procura, l’episodio è aggravato dalla circostanza che l’uomo avrebbe approfittato “della fiducia e della familiarità acquisita presso la vittima in ragione del rapporto  di collaborazione domestica svolta presso l’abitazione dello stesso”.

A supporto della ricostruzione della Procura di Siracusa, c’è la testimonianza di un’amica della vittima. “Al telefono, mentre parlavamo, ha pianto e mi ha detto che era stata violentata ha svelato la donna nel corso della sua deposizione, rispondendo, nell’udienza del febbraio scorso, qualche settimana prima dello scoppio della pandemia, alle domande della Corte, confermando di conoscere l’imputato con cui avrebbe avuto un rapporto di lavoro. Per motivi di salute, non avrebbe potuto continuare a fare le pulizie nello studio e nella casa dell’ex consigliere comunale, per cui gli avrebbe segnalato la sua amica, che, poi, nella ricostruzione dell’accusa e della parte civile sarebbe stata abusata dal sessantottenne.

Secondo la Procura, il sessantottenne avrebbe bloccato “la collaboratrice domestica per le spalle, spingendola energicamente sul letto e sfilandola a forza la cinta dei pantaloni” costringendo così la polacca “a subire atti sessuali specificatamente nella consumazione di un rapporto completo” ha evidenziato il magistrato, titolare del fascicolo di inchiesta, nell’avviso di conclusione delle indagini inoltrato al giudice per le indagini preliminari prima del rinvio a giudizio.