E’ riuscita a realizzare il sogno di tornare a casa, in Sicilia, Dalila Adragna, la studentessa di 25 anni di Alcamo rimasta ‘in attesa’ in Cina per venti giorni, a causa dell’emergenza Coronavirus ed il blocco dei voli.

La notte scorsa, Dalila ha fatto rientro in Sicilia, dalla città cinese di Chengdu, nella quale si trovava, con un volo proveniente da Bangok e atterrato all’aeroporto di Fiumicino, da dove ha preso il treno sino a Palermo.
Dalila, come già fatto nei giorni scorsi, ha denunciato di essere “lasciata sola dallo Stato” specificando che per il suo rientro in Sicilia hanno lavorato i suoi genitori.

Come scrive il Giornale di Sicilia, oggi tornerà nella sua Castellammare del Golfo anche Chiara Cravotta, studentessa di 23 anni. Chiara rimarrà nella sua stanza in quarantena per 14 giorni per precauzione.

“Abbiamo deciso in maniera autonoma – dice il papà di Chiara ancora al Giornale di Sicilia – di osservare il protocollo del ministero della Salute. Chiara rimarrà nella sua stanza e quando comunicheremo con lei utilizzeremo le mascherine. Comunque lei sta bene ma prudenzialmente abbiamo deciso di adottare tutti gli accorgimenti necessari del caso”.

Dalila Adragna, è già stata in quarantena per sedici giorni in un albergo di Chengdu, ma continuerà il suo periodo di isolamento in casa.

Sia Chiara che Dalila si trovavano in Cina per motivi di studio.
Chiara, in particolare, è stata costretta a lasciare la città di Qigndan. Il suo viaggio per tornare a casa è stato lungo: ha preso un aereo per Pechino da dove ha raggiunto Madrid, e poi Linate sino all’atterraggio all’aeroporto di Palermo.

Dalila e Chiara, nel periodo di quarantena, utilizzeranno le mascherine e avranno contatti solo con i genitori.
Le famiglie Adragna e Cravotta denunciano di essere state lasciate sole dalle istituzioni italiane e di essersi sentite abbandonate.

Antonella Lippo, madre di Dalila, rende noto di aver già informato l’Asp del ritorno in Italia della figlia.

“Gli italiani in Cina- scrive Dalila Adragna – luogo in cui si corre il vero rischio di contagio, sono abbandonati dalle autorità italiane e non tutelati. Il motivo per il quale la mia storia è stata resa pubblica è proprio per denunciare l’inefficienza e l’assurdità di come un blocco aereo piuttosto che salvaguardare la vita degli italiani, li stia mettendo in grave pericolo”.