La dda di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di 21 persone coinvolte nell’inchiesta che a giugno scorso ha disarticolato la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo (in provincia di Trapani).
Il processo è stato chiesto, tra gli altri, anche per il sindaco del paese Nicola Rizzo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Al centro dell’indagine, condotta dai carabinieri, è finita la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, piccolo centro del “feudo” del boss latitante Matteo Messina Denaro. Tra gli arrestati anche lo storico capomafia del clan Francesco Domingo.

Agli indagati i pm contestano, a vario titolo, l’associazione mafiosa, il favoreggiamento, l’estorsione. L’indagine, avviata dopo la scarcerazione del padrino, ha ricostruito l’organigramma della “famiglia” ancora retta da Domingo, che, secondo gli inquirenti, non avrebbe mai lasciato il comando nonostante fosse detenuto.
Il clan controllava le attivita’ economiche, in particolare dei settori agricolo ed edilizio. Attraverso minacce e intimidazioni i boss sarebbero riusciti ad aggiudicarsi lavori e avrebbero svolto un ruolo di mediazione e risoluzione delle controversie tra privati sostituendosi alle Istituzioni. L’udienza preliminare è stata fissata per il 15 gennaio davanti al gup di Palermo.

Il 17 giugno scorso, il sindaco Rizzo, è stato interrogato in Procura dai pubblici ministeri della Dda Francesca Dessì e Gianluca De Leo.
Al termine dell’interrogatorio, Rizzo aveva dichiarato tramite una nota stampa: “Sono stato interrogato stamattina. Ho chiarito in maniera dettagliata la mia posizione e per rispetto dell’istituzione che rappresento ma soprattutto di tutta Castellammare del Golfo, ribadisco di essere sereno poiché ho sempre lavorato in maniera trasparente nell’interesse esclusivo della mia città. Ringrazio i tanti che mi hanno manifestato solidarietà e continuo ad avere fiducia e grande rispetto per la Magistratura che sta appurando i fatti e poiché ci troviamo in una fase di indagine in cui vige il segreto istruttorio non mi è consentito poter dichiarare nulla in ordine ai fatti che sono stati oggetto dell’interrogatorio. Faremo chiarezza quando tutto terminerà, ci auguriamo prima possibile”.