C’è un debito da 3,2 milioni di euro con Edison che aspetta da mesi di essere sistemato. Ma il vero conto in sospeso a Palazzo Vermexio, la sede del Comune di Siracusa, è un altro, e ieri sera è venuto fuori in tutta la sua brutalità: pezzi della maggioranza hanno abbandonato l’aula, il numero legale è evaporato e la seduta è saltata.
Una questione tutta politica
La versione ufficiale parla di perplessità tecniche: accantonare oltre un milione di euro in via cautelativa, su un decreto ingiuntivo già sospeso dal giudice, non convincerebbe tutti. Plausibile. Ma chi frequenta i corridoi del consiglio comunale sa che la questione Edison è diventata il pretesto, non la causa. Quando Mpa-Grande Sicilia e i gruppi vicini al sindaco lasciano insieme l’aula sullo stesso punto, e non per la prima volta, il messaggio politico è già scritto.
Il partito che vuole contare di più
Grande Sicilia è un gruppo corposo in aula, sette consiglieri su trentadue. Una forza che si sente sottorappresentata in giunta e lo dice da mesi, senza troppi giri di parole. Il pressing per il rimpasto non è nuovo, ma si è fatto più insistente. E ieri sera, nel silenzio dell’aula vuota, ha trovato la sua forma più eloquente.
Il sindaco e la data cerchiata in rosso
Italia lo sa ma conosce bene anche le rivendicazioni del suo stesso gruppo, Francesco Italia sindaco, anch’esso ritenutosi sottostimato. Ed in bilico ci sarebbero due assessori: Daniela Palma Vasquez, legata a Franco Zappalà, che, però, un paio di mesi fa quando sono emerse le prime tensioni, ha annunciato di essere pronto ad indossare l’elmetto in vista delle elezioni regionali e delle Politiche a cui il sindaco non sarebbe indifferente, e Sergio Imbrò.
Secondo fonti della maggioranza, in un recente incontro riservato Italia avrebbe già indicato una data: il 20 giugno. Quel giorno si consumerebbe la verifica politica, il momento in cui ridisegnare gli equilibri di giunta per tenere in piedi la coalizione. Da qui ad allora, ogni seduta consiliare è una prova di resistenza. Oggi si torna in aula sullo stesso debito Edison. Se la maggioranza regge, Italia arriva al tavolo del rimpasto con ancora qualche carta in mano. Se salta di nuovo il numero legale, il 20 giugno potrebbe arrivare prima del previsto.
L’opposizione e la sentenza già scritta
Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Insieme non si sono lasciati sfuggire l’occasione. La nota congiunta è arrivata a stretto giro: “La maggioranza del sindaco Italia non esiste più”. Retorica da minoranza, si potrebbe dire ma oggi si capiranno tante cose.






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