Pagare o bruciare. Era questa, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, la scelta che veniva imposta ai titolari di chioschi e stabilimenti balneari della costa di Priolo Gargallo: versare somme di denaro per la gestione dei parcheggi o subire le conseguenze — incendi, aggressioni, intimidazioni. Un racket estivo, sistematico e violento, che gli inquirenti hanno ricondotto esplicitamente al metodo mafioso e che nella notte del 25 giugno ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari nel comune siracusano e nel complesso sono 35 le persone iscritte nel registro degli indagati.

L’operazione con 5 misure cautelari

L’operazione è stata condotta dalla polizia e dai Carabinieri, su delega della Dda etnea e della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania.  Cinque gli indagati, tutti residenti nel comune, colpiti da ordinanze cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Catania e dal GIP minorile: due adulti finiti in carcere, tre minorenni destinatari di misure meno restrittive. Gli altri indagati restano a piede libero.

I reati

Il quadro accusatorio costruito dagli inquirenti nel corso delle indagini è articolato e pesante. Si va dall’estorsione tentata e consumata in concorso, aggravata dal metodo mafioso, all’intestazione fittizia di beni, dall’associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti alla detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, fino al danneggiamento a seguito di incendio. Reati che, messi insieme, restituiscono il profilo di un’organizzazione radicata nel territorio, capace di controllare simultaneamente il mercato della droga, il racket delle attività commerciali e la disponibilità di armi.

Il capo

Tra i due maggiorenni emerge la figura di un cinquantunenne che, secondo gli inquirenti, non si limitava a gestire le estorsioni ma controllava direttamente lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio priolese. A suo carico anche l’accusa di intestazione fittizia: avrebbe trasferito formalmente un chiosco a propri familiari per sottrarlo alle misure di prevenzione antimafia, aggirando i meccanismi di controllo patrimoniale previsti dalla normativa. Il secondo adulto, un ventiquattrenne, risponde invece anche di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, elemento che suggerisce un ruolo operativo nell’organizzazione.

Le nuove leve

L’aspetto più allarmante dell’operazione riguarda tuttavia i tre minorenni coinvolti, tutti residenti a Priolo Gargallo. Per due di loro il Tribunale per i minorenni di Catania ha disposto il collocamento in comunità; per il terzo la permanenza in casa. La loro presenza nell’inchiesta non è una nota a margine: conferma un fenomeno strutturale nella criminalità organizzata siciliana, quello del reclutamento precoce di giovanissimi nelle attività illecite, dal controllo del territorio allo spaccio, spesso con ruoli di manovalanza che col tempo tendono a stabilizzarsi.