Magliette rosse contro magliette nere. La memoria di Paolo Borsellino non è più un giorno di antimafia, di ricordo, di omaggio come dovrebbe essere. Il peggio del peggio è stato toccato ieri sera alla fine di una giornata di manifestazioni “separate” fra “rossi” (le Agende rosse per essere chiari, quelle guidate da Salvatore Borsellino) e “neri” (Il Forumi XIX luglio e i giovani di Fratelli d’Italia).

Tutti rivendicano la “paternità” di quella memoria. Gli uni in forza della presenza del fratello di Paolo che ha progressivamente conquistato la scena dei giorni della memoria dopo la scomparsa di Rita, gli altri in funzione delle idee politiche di Borsellino che notoriamente era un uomo di destra oltre che un magistrato integerrimo. Ma oggi le motivazioni sembrano scontrarsi oltre il lecito, oltre la polemica, oltre il tollerabile.

La fiaccolata e l’arrivo in via D’Amelio

Sono le parole di Arianna Meloni, leader politica e sorella della Premier a rivendicare Paolo Borsellino come  “un eroe del nostro tempo. A noi il compito di conservare la memoria e di cercare quella verità che gli italiani aspettano da tanto, troppo tempo” dice in apertura della fiaccolata che per la trentesima volta (è nata solo 4 anni dopo la strage) parte da Piazza Vittorio veneto per arrivare in via D’Amelio.

In testa al corteo organizzato dai movimenti giovanili di Destra comunità ’92 e Forum XIX luglio, c’era lei, Arianna Meloni, ma anche  tra gli altri, il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli, la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, la deputata Carolina Varchi.

Il contatto

Al loro arrivo in via D’Amelio il contatto, forse atteso, forse cercato. Le magliette nere  hanno trovato ad accoglierle la protesta delle magliette “rosse”. Una provocazione dopo l’altra culminata nei cori “Fuori la mafia dallo Stato” ai quali  viene risposto con l’inno di Mameli.

La tensione cresce con Salvatore Borsellino che resta a guardare la scena e qualcuno che ricorda come dal palco, nel pomeriggio, un esponente di destra abbia lanciato la prima provocazione della serie “Siete qui perché vi abbiamo dato il permesso”.

“Difendo questa via da tutti gli avvoltoi che ricordano Paolo solo una volta l’anno, mentre fanno a pezzi la legislazione antimafia e le armi per combatterla” gli aveva risposto dal medesimo palco Salvatore Borsellino al culmine di una polemica sulle indagini dell’antimafia.

Le degenerazione e la paura dei residenti

Scene che non avremmo mai visto; che non abbiamo mai visto quando c’era Rita. La ricerca della verità deve essere un percorso condiviso e la famiglia Borsellino lo sa bene. Gli eredi di Paolo, gli eredi di Rita ancora oggi parlano con tutti, stanno con tutti, cercano la verità “vera” dall’interno di tutti i partiti e delle istituzioni.

Ma ieri sera via D’Amelio è tornata terreno di scontro e di tensione al punto che i residenti sono dovuti scappare e rifugiarsi in casa temendo il peggio. Una intera giornata con presenza quasi inesistenti è diventata una serata di folla e di scontri sfiorati, di slogan urlati in faccia, di violenza verbale che è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere la memoria e la ricerca della verità.

La lettera aperta del Comitato

Intanto i residenti si organizzano. Non vogliono più avere paura, non vogliono più vivere il degrado. E fra loro ci sono anche gli eredi dei Borsellino. Per essere ascoltati danno vita al Comitato cittadino Palermo. Delle richieste di civiltà dei residenti BlogSicilia ha già parlato, ora il Comitato ha indirizzato una lettera aperta al Comune nella quale chiede la pulizia dell’area come punta di iceberg di questi giorni. Ma nella lettera c’è molto di più oltre a intravedere la speranza che il 19 luglio torni un giorno di ricordo e di ricerca condivisa della verità.