Il furto dello scorso 15 agosto al Museo regionale “Accascina” di Messina non è ancora stato chiarito nelle sue responsabilità, ma è bastato a far esplodere un malessere che covava da tempo negli uffici della tutela siciliana. L’Associazione Articolo 9 ha scelto quell’episodio come punto di partenza di un Manifesto che punta dritto al cuore dell’organizzazione dei beni culturali dell’Isola, definendolo “un campanello d’allarme che non può essere ignorato”.
Il documento, indirizzato al presidente della Regione Renato Schifani, all’assessore ai Beni culturali Francesco Scarpinato e alla Commissione Cultura dell’Ars, porta la firma di venti tra studiosi, professionisti ed ex amministratori. Tra questi spiccano due nomi che pesano più di altri: Fabio Granata e Alberto Samonà, entrambi ex assessori regionali proprio ai Beni culturali. I firmatari tengono a precisare che il testo “non nasce per alimentare critiche o polemiche, ma per proporre un percorso di riforma fondato su azioni concrete”.
Il nodo del taglio del 73,7%
Al centro della polemica c’è lo schema di rimodulazione varato dalla Giunta regionale nel dicembre 2025, tuttora all’esame degli organi di controllo. Il piano prevede di ridurre le Unità operative del Dipartimento dei Beni culturali da 76 a 20: una sforbiciata del 73,7 per cento. Per l’associazione si tratta di “un taglio del 73,7 per cento determinato da un obiettivo numerico generale”, deciso “senza una preventiva e puntuale ricognizione delle funzioni” di ogni singolo istituto.
A dare manforte alle critiche è arrivato, ad agosto, un parere interlocutorio del Consiglio di giustizia amministrativa, che ha chiesto alla Regione di motivare meglio la riforma sulla base dei principi di “completezza, efficienza, economicità, omogeneità e adeguatezza”. Elementi che, sostiene il Manifesto, “devono precedere, e non seguire, la definizione del nuovo organigramma”.
La proposta: soprintendenze come “istituti complessi”
L’associazione non si limita a contestare, ma mette sul tavolo un modello alternativo. La proposta è di riconoscere per legge le Soprintendenze e l’Istituto regionale per la conoscenza, la conservazione e la sicurezza del patrimonio come “strutture tecnico-scientifiche complesse”, con un impianto a più livelli: il Soprintendente come “Capo dell’Istituto”, dirigenti tecnici a capo dei Servizi specialistici, funzionari responsabili di nuclei e ambiti territoriali.
Sul piano dei numeri, il progetto prevede cinque Servizi per le Soprintendenze di Palermo, Catania e Messina, e tre per le altre sei province, compresa quella di Enna. A completare il quadro, sei Poli amministrativi territoriali che dovrebbero concentrare “personale, contabilità, contratti, acquisti, finanziamenti e rendicontazione”, lasciando agli istituti piena autonomia scientifica.
Meno dirigenti, ma “dove servono”
Il punto più politico riguarda la dirigenza: da 122 postazioni attuali si scenderebbe a 89, con una riduzione del 27 per cento. Non un taglio lineare, spiegano i promotori, ma “significativa e selettiva”: sparirebbero le Unità operative dirigenziali automaticamente collegate a ogni struttura, mentre resterebbero i vertici degli istituti e i Servizi realmente complessi.
Il Manifesto insiste anche sulla necessità di “procedure pubbliche comparative di rilievo nazionale” per la scelta di Soprintendenti e direttori dei principali Musei e Parchi, superando la logica dell’incarico legato al solo “ruolo unico” regionale, che “non può costituire, da sola, titolo sufficiente per dirigere indifferentemente istituti di natura diversa”.
I sei Poli amministrativi, struttura per struttura
Il cuore operativo della riforma è l’accorpamento delle funzioni amministrative in sei Poli territoriali, pensati per coprire complessivamente 36 strutture tra Soprintendenze, Musei, Parchi e Biblioteche, senza toccarne l’autonomia scientifica. Ecco come si articolerebbero.
Il Polo 1, Agrigento-Caltanissetta-Enna, riunirebbe sette strutture: le Soprintendenze di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, il parco della Valle dei Templi, il parco di Gela, il parco di Morgantina e Villa Romana del Casale, il Museo Griffo e il Museo-Biblioteca Pirandello di Agrigento.
Il Polo 2, Palermo, sarebbe il più ampio con otto strutture: l’Istituto regionale, la Soprintendenza di Palermo, la Soprintendenza del Mare, il parco di Himera-Solunto-Iato, la galleria Abatellis, il museo Salinas, il RISO e la Biblioteca Bombace.
Il Polo 3, Trapani, comprenderebbe cinque strutture: la Soprintendenza di Trapani, il parco di Segesta, il parco di Selinunte-Cave di Cusa-Pantelleria, il parco di Lilibeo e il Museo Pepoli.
Il Polo 4, Catania, conterebbe quattro strutture: la Soprintendenza di Catania, il parco di Catania e Valle dell’Aci, il parco di Leontinoi e la Biblioteca regionale di Catania.
Il Polo 5, Messina, avrebbe sei strutture: la Soprintendenza di Messina, il parco delle Isole Eolie, il parco di Naxos-Taormina, il parco di Tindari, lo stesso Museo Accascina finito nelle cronache di agosto, e la Biblioteca regionale universitaria.
Il Polo 6, Siracusa-Ragusa, chiuderebbe il quadro con sei strutture: le Soprintendenze di Siracusa e di Ragusa, il parco di Kamarina e Cava d’Ispica in territorio ibleo, il parco di Siracusa-Eloro-Villa del Tellaro-Akrai, il museo Bellomo e il museo archeologico Paolo Orsi.
Enna e Siracusa nel nuovo assetto
Per la provincia di Enna il Manifesto non prevede l’accorpamento della Soprintendenza con altre, che resta autonoma con tre Servizi tecnico-scientifici (architettura/paesaggio, storico-artistico/bibliografico-archivistico, archeologia). Cambia invece la gestione amministrativa: insieme ad Agrigento e Caltanissetta, Enna confluisce nel Polo n. 1 sopra descritto.
Stessa logica per Siracusa, che manterrebbe la propria Soprintendenza autonoma con tre Servizi, condividendo però con Ragusa il Polo amministrativo n. 6. Il territorio ibleo porta in dote al Polo il parco di Kamarina e Cava d’Ispica, mentre il siracusano conferisce il museo Paolo Orsi, il museo Bellomo e il grande parco che include Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.
Una road map a tappe
Il documento allega anche un cronoprogramma: entro 45 giorni una ricognizione degli organici e una “moratoria organizzativa” sugli accorpamenti già previsti; entro 90 giorni la definizione del nuovo modello; entro sei mesi un disegno di legge coordinato e i concorsi nazionali; entro un anno il primo ciclo di reclutamento e un rapporto annuale sulla tutela del patrimonio.
Resta da vedere se Palazzo d’Orleans e l’assessorato accoglieranno l’invito ad “aprire un confronto pubblico” lanciato dall’associazione, o se il Manifesto resterà, almeno per ora, un documento di pressione politica firmato da chi quell’assessorato lo ha già guidato in passato.






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