Il pullman è partito dalla Sicilia con il pieno di fasce tricolori e di ambizioni. Destinazione Roma, Sala Isma del Senato, conferenza stampa di presentazione di Sindaci d’Italia, il nuovo partito nato domenica ad Assisi.

In prima fila i siciliani. Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord,  Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni e presidente dell’Anci Sicilia, per anni tra i volti di punta del Pd siracusano, di cui ha presieduto l’assemblea provinciale. E Salvatore Gallo, istrionico sindaco di Palazzolo, ex Dc e da mesi approdato nella corte di De Luca, candidato alle prossime elezioni regionali. Tre profili diversi, un solo colpo d’occhio: la Sicilia dei sindaci non intende fare la comparsa.

Cosa dice lo statuto

Ma cos’è, esattamente, il partito dei sindaci? Lo dice lo statuto diffuso dal movimento. Al centro c’è la tutela degli amministratori locali in carica o ex: sindaci, assessori, consiglieri comunali, presidenti e consiglieri di circoscrizione e di quartiere, rappresentanti degli enti di area vasta e di aziende, società e fondazioni degli enti locali.

Le finalità sono due in una. Da un lato il “sindacato” degli amministratori: battaglie su indennità, gettoni di presenza, permessi, aspettativa, previdenza e tutele di fine mandato, con sportelli di assistenza legale e assicurativa e un osservatorio nazionale sullo status degli eletti. Dall’altro la politica vera: proposte di riforma del Tuel, attenzione ai piccoli Comuni e alle aree interne, lotta allo spopolamento con particolare attenzione al Sud, riserve per gli under quaranta. E soprattutto il diritto di presentare liste e candidati a tutti i livelli, dai Comuni all’Europa, con proprio simbolo o in coalizione. Il sindacato, dunque, ha il tricolore e anche le liste.

Soci e quote

Il bello sta nei dettagli. Tre le categorie di soci. L’ordinario, incompatibile con l’iscrizione a qualsiasi altro partito o movimento. Il simpatizzante, che invece può essere iscritto altrove, ma non può candidarsi nelle liste né ricoprire incarichi di rappresentanza negli organi. E l’attivista, cioè chi riveste cariche istituzionali: negli enti locali ma anche nei parlamenti regionali, nazionale ed europeo. Paga il 10 per cento dell’indennità lorda, trattamento di fine mandato compreso. Per gli eletti nei parlamenti la quota è più alta

Poi c’è l’articolo 3, lettera m: il partito può agire a favore dei soci anche affiliandosi ad altri partiti che perseguono le stesse finalità o intendono sostenerne gli scopi. Nero su bianco: una porta aperta.

Il retroscena: la regia di Meloni

Ufficialmente è un’aggregazione di amministratori che vuole dialogare con i due poli e decidere poi con chi convergere. Ufficiosamente, racconta Dagospia, l’operazione sarebbe stata benedetta dai vertici di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni interessata a drenare voti al centro. La maggior parte dei firmatari viene da storie di centrosinistra, ma l’orientamento sembra propendere per il centrodestra. Un bacino di moderati, amministratori con radici sul territorio e pacchetti di voti, da riportare dentro la coalizione.

Il tempismo non è casuale. La nuova legge elettorale deve ancora ottenere il via libera della Camera e, a regole ancora da scrivere, chi presidia il centro tiene il pallino. Ma c’è un secondo livello di lettura. Se il centro lo si costruisce in casa con una creatura civica, significa che la partita è chiusa: nessuno smottamento nella maggioranza, nessuna fuga da mettere in conto.

Tra i fondatori, riferisce Dagospia, ex parlamentari del Pd e di Italia Viva, ex leghisti e un sindaco siciliano del mondo vannacciano

De Luca, il perimetro e le sirene

E De Luca? La sua presenza a Roma è un messaggio in bottiglia. Dice che resta nel perimetro del centrodestra, nonostante le sirene del Pd e, in particolare, di Mirello Crisafulli, che lo vorrebbe alla guida del Campo largo per la presidenza della Regione.

Tra l’abbraccio dei dem e il pullman dei sindaci, ha scelto il pullman. Con una logica che porta lontano: alle Regionali De Luca avrebbe le sue liste, forse tre, per dire la sua ma dentro la coalizione moderata. E, in caso di successo di Meloni e del centrodestra, lo sguardo potrebbe spingersi oltre lo Stretto. Roma, magari con un incarico di peso, è un approdo che a Taormina non dispiacerebbe.

 E ora?

Il 27 ottobre, sempre a Roma, ci sarà la prima conferenza organizzativa. Lì si capirà se Sindaci d’Italia è un partito, un sindacato o un taxi con la fascia tricolore, e chi ci salirà sopra. Una cosa è certa: i sindaci siciliani sono già in corsa. E il pullman, nel frattempo, non ha ancora fatto ritorno.