La protesta studentesca in Sicilia continua a crescere e adesso sta attraversando una fase di forte intensificazione, guidata dalle mobilitazioni e dalle occupazioni degli istituti di Palermo contro l’edilizia scolastica fatiscente e il carovita, a cui si uniscono azioni di protesta anche a Catania. La situazione è ulteriormente esacerbata dalle conseguenze del sisma del 23 ottobre 2026, che ha innescato un durissimo scontro istituzionale a Palermo tra i presidi e il Comune in merito alle responsabilità sui controlli di sicurezza dei plessi.

La protesta degli studenti a Palermo, verso una decina di istituti occupati

La mobilitazione è ripresa con forza dopo la breve pausa causata dal terremoto. Gli studenti chiedono ambienti sicuri, contestano i tagli alla scuola pubblica del ministro Valditara, il carovita e l’assenza di ascolto da parte delle istituzioni. Le modalità variano a seconda degli istituti anche se si va verso il rischio concreto che gli istituti occupati possano essere una decina.

Questa la situazione aggiornata delle proteste:

  • I.I.S.S. Pio La Torre: Stato di occupazione per denunciare le pessime condizioni infrastrutturali e igieniche. Gli studenti sono pronti a oltranza consentendo comunque l’accesso ai docenti.
  • Liceo Scientifico Galilei: Occupate sia la sede centrale che la succursale in segno di solidarietà e per chiedere una scuola basata sul pensiero critico.
  • Istituto Mario Rutelli: Occupazione avviata ieri mattina, nonostante alcune spaccature interne alla rappresentanza studentesca.
  • Einaudi-Pareto: Occupazione annunciata in partenza, con forte preoccupazione espressa dalla dirigenza scolastica sulla gestione della sicurezza.
  • Liceo Classico Umberto I: Occupazione attiva già dalla scorsa settimana. Gli studenti gestiscono attività alternative (conferenze, sport, tutoraggio) e chiedono sportelli psicologici, educazione affettiva e ripristino dei riscaldamenti.
  • Regina Margherita (Plesso Guzzetta): Autogestione ripresa dopo l’interruzione dovuta al sisma, mossa da un’iniziativa spontanea non legata ai rappresentanti centrali.
  • Benedetto Croce: Assemblea straordinaria per denunciare problemi strutturali cronici, tra cui bagni inagibili e il crollo parziale del tetto della sala professori avvenuto a maggio.

L’agitazione delle scuole non occupate

Ci sono, poi, numerose scuole che non sono occupate, almeno formalmente, ma dove gli studenti sono in stato di agitazione permanente. una di queste è il Liceo Classico Giovanni Meli dove gli studenti hanno organizzato sit-in e blocchi dei cancelli, inserendosi, talvolta anticipando, la scia di mobilitazioni che sta colpendo la città. A differenza di altri istituti (come il Galilei o l’Umberto I), al momento il Meli non è occupato durante le ore notturne quindi formalmente non si parla di occupazione. Così come per altre scuole.

La situazione a Catania, prime due occupazioni

Anche nel catanese la tensione studentesca e sociale è in aumento:

  • Istituto Karol Wojtyla: Protesta caratterizzata da un’assenza collettiva che ha lasciato deserti tutti e cinque i plessi, mirata a denunciare lo stato delle strutture e le carenze dei laboratori.
  • Sciopero del 30 ottobre: Si registra una forte crescita delle adesioni studentesche in vista dello sciopero generale di fine mese, incentrato sulla protesta contro il carovita, la precarietà e l’economia di guerra.

Lo scontro post-sisma tra Presidi e Comune (Palermo)

A Palermo, poi, si è dipanato uno scontro a seguito del terremoto del 23 ottobre che ha aperto un fronte di forte polemica tra l’amministrazione comunale e i dirigenti scolastici. Tutto inizia dalla richiesta del Comune di Palermo nella quale il sindaco Roberto Lagalla e la Città Metropolitana hanno inviato una nota chiedendo ai presidi una “verifica visiva e speditiva” degli edifici (muri, solai, vie di fuga) per mappare rapidamente i danni e dare priorità ai tecnici professionali. Ma la reazione dei presidi è stata tutt’altro che collaborativa. L’ANP ovvero l‘Associazione Nazionale Presidi sezione di Palermo ha risposto duramente parlando di una “politica dello scaricabarile”. I presidi chiariscono di essere professionisti dell’istruzione e non ingegneri strutturisti. Rifiutano di firmare relazioni sulla sicurezza edilizia per non assumersi indebite responsabilità civili e penali, ricordando che la manutenzione spetta per legge agli enti locali proprietari. Chiedono verifiche formali immediate da parte di tecnici abilitati e della Protezione Civile. Una reazione a fronte della quale il Sindaco Lagalla si è detto incredulo definendo la polemica “strumentale” e ribadendo che la richiesta di collaborazione non intendeva in alcun modo sostituire i formali accertamenti di agibilità tecnica.