Non si sblocca la complessa vicenda dei contratti per i dipendenti della Regione Siciliana, e il governatore Renato Schifani passa alle maniere forti. Intervenendo a Palermo a Castello Utveggio, in chiusura del Forum Act Tank Sicilia promosso da Teha Group – The European House – Ambrosetti, il presidente della Regione ha annunciato l’avvio di un’indagine amministrativa interna per fare luce sulle responsabilità del clamoroso stop informatico che sta paralizzando la macchina amministrativa e bloccando assunzioni e promozioni.

L’affondo di Schifani: “Tutto questo mi fa rabbia”

L’assessorato all’Economia aprirà un’inchiesta per capire come sia stato possibile il blocco nella trasmissione dei dati del Rendiconto 2025 (già approvato dalla giunta) alla banca dati delle amministrazioni pubbliche del Mef (Bdap). Un ingranaggio burocratico inceppato a causa del mancato aggiornamento del sistema informatico regionale.

Le parole del presidente non lasciano spazio a interpretazioni: “In queste ore viviamo momenti allucinanti” ha tuonato Schifani, visibilmente irritato. “Chi ha superato una selezione pubblica è costretto ad aspettare perché qualcuno, all’interno dell’amministrazione, non ha provveduto ad aggiornare i sistemi. Tutto questo mi fa rabbia. Ho chiesto scusa a nome del governo”.

I fatti: la doccia fredda per 832 lavoratori

L’indagine interna arriva a coronamento di una settimana caotica per i dipendenti regionali. Solo pochi giorni fa, infatti, era scoppiato il caso del congelamento delle tanto attese progressioni verticali. Un piano ambizioso, fortemente voluto dallo stesso governatore Schifani a seguito del risanamento delle finanze dell’isola, che prevedeva il passaggio di carriera per ben 832 lavoratori storici: nel dettaglio, 296 assistenti pronti a diventare funzionari e 536 coadiutori da promuovere al profilo di assistente.

Lunedì scorso a Palermo erano persino cominciate le prime firme sui contratti, ma mercoledì mattina è arrivata la doccia fredda dal Dipartimento della Funzione pubblica: sospensione immediata della procedura e, fatto ancora più clamoroso, l’annuncio della revoca dei contratti già siglati, che dovranno essere interamente rifatti e firmati nuovamente nelle sedi decentrate dei singoli capoluoghi di provincia.

Il cortocircuito informatico alla Bdap

Dall’assessorato all’Economia e dalla Ragioneria generale si era subito tentato di gettare acqua sul fuoco, derubricando la vicenda a un “disguido tecnico temporaneo” legato al caricamento dei flussi finanziari obbligatori per legge sulla Bdap. Senza questo inserimento telematico, i sistemi nazionali bloccano automaticamente qualsiasi nuova assunzione o progressione di personale. Sebbene i tecnici si siano messi immediatamente al lavoro, il blocco prolungato ha finito per esaurire la pazienza dei vertici di Palazzo d’Orléans, trasformando il problema tecnico in un vero e proprio caso politico.

La protesta e le richieste dei sindacati

Nel frattempo, l’ira dei lavoratori ERA esplosa attraverso i sindacati Siad-Csa-Cisal. I rappresentanti Giuseppe Badagliacca, Angelo Lo Curto e Gaspare Di Pasquale hanno espresso parole durissime: “Prendiamo atto della comunicazione, ma chiariamo subito che i lavoratori non possono pagare le conseguenze di disfunzioni organizzative e informatiche imputabili all’Amministrazione”.

I sindacati hanno inoltre formalmente richiesto la concessione di permessi retribuiti per consentire ai dipendenti di recarsi a firmare i nuovi contratti senza subire ulteriori penalizzazioni economiche o lavorative.

Adesso, con l’annuncio dell’indagine interna voluto da Schifani, la Regione cerca i colpevoli di quello che è stato definito un blocco “allucinante”. Resta da vedere quanto tempo ci vorrà per aggiornare i sistemi e restituire il contratto, questa volta definitivo, agli oltre ottocento dipendenti rimasti col fiato sospeso.