La guerra delle “mancette” all’Ars si sposta ufficialmente sull’asse Palermo-Roma. Dopo lo scontro frontale andato in scena a Sala d’Ercole durante l’approvazione della mastodontica manovra di variazioni di bilancio da circa 1,4 miliardi di euro, il Partito Democratico ha deciso di calare l’asso: una lettera formale inviata al ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli per chiedere l’impugnativa del Fit davanti alla Corte Costituzionale.
Una mossa che ha immediatamente innescato la dura reazione della maggioranza, guidata in questo caso dal deputato e commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo, che bolla l’iniziativa dei dem come “surreale”.
Dal Fit al “caso Modica”: la genesi dello scontro
Il cuore della contesa ha un nome ben preciso: Fondo per gli investimenti territoriali (Fit). Nato nei piani estivi del governo Schifani come uno strumento per finanziare capillarmente i territori, il fondo è progressivamente lievitato nel corso delle settimane in Commissione Bilancio.
Mentre i documenti ufficiali parlavano inizialmente di una base di 50 milioni di euro, alla fine della lunghissima maratona d’aula dello scorso 22 ottobre, la cifra totale ripartita tra i vari collegi è schizzata a circa 174 milioni di euro.
Per le opposizioni (Pd e Movimento 5 Stelle in testa), si tratta della più classica e opulenta pioggia di “mancette elettorali”: una pioggia di finanziamenti destinata a parrocchie, campetti da padel, maneggi, riqualificazioni locali e sagre minori, distribuiti – secondo l’accusa – con il solo criterio del ritorno di consenso sul territorio. Nei giorni successivi al voto sono persino emerse le analisi geopolitiche del voto di bilancio, con alcune aree della Sicilia (come la zona di Modica) ribattezzate ironicamente “Eldorado” per la densità di micro-finanziamenti ottenuti.
L’affondo del Pd: “Calderoli blocchi la norma”
La tensione, già altissima a Palermo, è tracimata ieri quando il Partito Democratico, con una missiva a prima firma dell’ex ministro Peppe Provenzano e sottoscritta dai parlamentari siciliani dem, ha chiesto formalmente l’intervento del Governo nazionale.
Le motivazioni del Pd per l’impugnativa:
- Mancanza di programmazione: I fondi verrebbero distribuiti in modo arbitrario e senza una visione d’insieme o un bando pubblico.
- Violazione dei principi costituzionali: La natura intrinseca di questi micro-stanziamenti ad personam lederebbe i principi di uguaglianza e buon andamento della pubblica amministrazione.
- Uso elettorale delle risorse: Una contestazione frontale ai criteri che favorirebbero solo i territori presidiati dai deputati della maggioranza.
La replica di Minardo: “Giudizio politico che danneggia i territori”
Non si è fatta attendere la risposta della maggioranza, affidata alle parole nette del commissario azzurro Nino Minardo. Il deputato modicano rovescia la narrativa delle opposizioni, definendo la richiesta a Roma un attacco diretto ai piccoli comuni e alle comunità locali:
“Ho letto che qualcuno ha chiesto al Governo nazionale di impugnare il Fondo per gli investimenti territoriali. Mi sembra surreale: si chiede a Roma di bloccare finanziamenti destinati a Comuni, altri enti pubblici ed enti ecclesiastici per interventi di interesse collettivo, dalla riqualificazione delle strutture alla messa in sicurezza, fino alla valorizzazione di un patrimonio che in molti piccoli centri rappresenta anche un presidio sociale e culturale”.
Minardo lancia poi una stoccata istituzionale ai dem, ricordando quale dovrebbe essere il perimetro d’azione del Consiglio dei ministri: “Il Governo nazionale ha il compito di valutare la legittimità costituzionale delle leggi regionali, non di assecondare le polemiche politiche. Un’impugnativa invocata sulla base di un giudizio politico non rende un buon servizio né all’autonomia della Regione né ai territori. Trasparenza e controlli sono invece il terreno giusto del confronto: ogni finanziamento deve essere rendicontato e verificabile, ed è dai risultati concreti che se ne misurerà l’utilità”.
La controreplica di Cracolici: “Faccia tosta”
“Ci vuole una bella faccia tosta nel criticare l’iniziativa dei parlamentari nazionali del Pd che hanno chiesto al governo di impugnare il cosiddetto Fit (Fondo per gli investimenti territoriali) che ha distribuito 170 milioni di euro ai Comuni amici dei parlamentari del centrodestra siciliano. Vorrei rassicurare l’onorevole Minardo che il tema non è politico, ma di legittimità costituzionale, poiché è palese la violazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Sappiamo bene che per i deputati del centrodestra la Costituzione è come l’Almanacco di Topolino e non, invece, la Carta dei principi fondamentali che garantiscono uguaglianza di diritti e opportunità. La metà dei comuni siciliani è stata volutamente ignorata. In quella metà vive la maggioranza dei siciliani. Questa variazione di bilancio varata dal governo Schifani e sostenuta dalla destra siciliana ha operato per punire i Comuni che non sono riconducibili ai deputati di riferimento della destra, dimenticando che le risorse con cui si sono finanziati questi provvedimenti sono i tributi che pagano tutti i siciliani e non solo quelli del centrodestra. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, compresi i ministeri che hanno l’obbligo della vigilanza sulle leggi regionali” gli controreplica il deputato regionale del Pd, Antonello Cracolici.
Gli scenari futuri
La palla passa adesso agli uffici legislativi dei ministeri competenti a Roma. Il governo Schifani, dal canto suo, ostenta sicurezza, forte anche dei precedenti in cui analoghe variazioni finanziarie hanno superato indenni il vaglio del Consiglio dei Ministri.
Tuttavia, il battesimo politico del nuovo asse d’opposizione targato Provenzano dimostra che il clima attorno ai cordoni della borsa della Regione Siciliana resterà infuocato da qui ai prossimi mesi. La battaglia sulle “mancette” è solo all’inizio.



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