1.276 cittadini evacuati, circa 500 nuclei familiari e una “zona rossa” che può arretrare verso il centro abitato se il fronte continua a cedere. Dietro questi numeri ci sono chiavi lasciate sul tavolo, foto di famiglia recuperate in fretta, animali salvati all’ultimo momento e una domanda che pesa su tutti: dove si ricomincia, quando non sai se la tua casa sarà ancora lì domani?  Niscemi non è soltanto un’emergenza geologica. È un test sociale: se una parte della città diventa inabitabile, il rischio non è solo quello di un quartiere vuoto ma di una comunità che si svuota, pezzo dopo pezzo.

Una frana che ridisegna la città, metro dopo metro

L’elemento più difficile da accettare, per chi vive lì, è l’idea del movimento continuo. Non un evento “finito” ma un fenomeno che può cambiare scenario di giorno in giorno. Il capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, lo ha spiegato così: “La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, a mano a mano che il fronte di frana continua a cadere, arretra verso il centro cittadino. Questa fascia di rispetto di carattere precauzionale arretra ogni qual volta il coronamento della frana entra dentro la città”.

Ciciliano ha anche rassicurato su un aspetto che sta circolando tra timori e voci: chi vive fuori dalla zona rossa non deve lasciare casa: “il centro di Niscemi, anche se costruito sulla piana, è assolutamente in zona sicura. Quello che si sta facendo adesso è il ripristino della distribuzione del gas che per motivi di sicurezza era stata interrotta”, ha precisato. È un passaggio importante: l’emergenza non riguarda “tutta la città” ma una porzione che però rischia di diventare una ferita permanente.

Evacuati, sfollati, famiglie: i numeri che diventano volti

Niscemi conta 24.669 abitanti (dato al 1° gennaio 2025). In questo contesto, 1.276 evacuati significano oltre il 5% della popolazione: una percentuale enorme per un comune, perché non “assorbe” solo alloggi ma anche scuole, negozi, relazioni di vicinato, assistenza agli anziani.

Ed è qui che le parole diventano pesanti. Ciciliano ha descritto il punto di non ritorno: “All’interno della zona rossa sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Queste persone ovviamente, in maniera precauzionale, sono state allontanate. All’interno di queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”.

Si tratta di case che “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola. Già adesso è necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene perché è necessario che i cittadini partecipano in maniera attiva a questa nuova identità della città”, così sempre il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, ospite del programma Start di Sky TG24.

“Tecnicamente, quando si sa che si costruisce su una zona fragile – ha osservato Ciciliano – al netto di quelle che sono le autorizzazioni amministrative, anche se le case sono a regola è di tutta evidenza che sono in un punto di assoluta gravità. Forse nel corso dei decenni era necessario evitare la costruzione sul fronte di frana, questo è chiaro e limpido – ha aggiunto –  Mentre ci si approcciava con l’elicottero alla frana si è vista lingua che ha ceduto e il presidente del Consiglio  mi ha detto che le immagini viste in tv non danno il senso di quanto sia imponente il fenomeno”.

Con lei, ha aggiunto, “abbiamo fatto un rapido ragionamento soprattutto per la competenza della gestione dell’emergenza cioè assicurare alle persone che hanno perso la casa un contributo di carattere economico o assicurare loro una nuova identità di casa in zona sicura dove possono vivere la loro purtroppo non più normale vita di tutti i giorni”.

Dentro questo virgolettato c’è già la parola che fa più paura di tutte: re-localizzazione. Non è un trasloco. È un cambio di identità urbana: dove prima c’era una strada, domani potrebbe esserci un divieto permanente.

L’area di rischio si allarga: “inedificabilità assoluta” su 25 km²

Nelle ultime ore è arrivata un’altra decisione destinata a segnare il futuro: l’estensione dell’area di rischio. Leonardo Santoro, segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia, ha annunciato: “Con decreto, domani disporrò l’estensione dell’area di rischio a tutela della popolazione di Niscemi di circa 25 chilometri quadrati. In questa area sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta”.

Tradotto nella vita quotidiana: non è solo “mettere in sicurezza” oggi. È dire che, su una porzione ampia di territorio, non si potrà costruire. E questo incide su valore delle case, investimenti, prospettive per i giovani, e perfino su dove aprire un negozio o un’attività agricola. Il decreto aggiorna il Piano di Assetto Idrogeologico e arriva dopo monitoraggi con droni sulla zona interessata.

Dentro le case “vietate”: recuperi, lacrime e oggetti che valgono una vita

L’emergenza non si misura solo con le ordinanze. Si misura con ciò che resta indietro. E a Niscemi, in zona rossa, i vigili del fuoco stanno accompagnando gli sfollati a recuperare effetti personali: circa 300 interventi, 70-80 al giorno.

Francesco Turco, funzionario tecnico dei vigili del fuoco di Caltanissetta, lo racconta con parole che non hanno bisogno di effetti speciali: “È troppo pericoloso anche per gli operatori. Le persone chiedono di potere prendere le cose più care che hanno, sono momenti intensi anche per noi. Abbiamo recuperato cani, gatti, pappagalli. Molti hanno la necessità di prendere indumenti, ma anche oggetti per loro preziosi da un punto di vista affettivo come quadri, fotografie di famiglia. Ieri abbiamo accompagnato una donna, ha preso dalla sua casa una stufa per permettere alla sua famiglia di potersi scaldare nella dimora temporanea che li accoglie. La signora è scoppiata in lacrime quando le abbiamo consegnato la stufa e mi ha abbracciato”.

C’è un dettaglio che fa capire quanto sia sottile il margine di sicurezza: nelle abitazioni a 50-70 metri dal fronte non si fanno recuperi. Troppo rischio. E quando non puoi neppure rientrare per prendere un album di foto, l’idea di “casa” cambia per sempre.

Soldi, mutui, lavoro: l’emergenza economica che arriva subito dopo

Dopo la prima notte fuori casa, arriva un’altra domanda: come si paga tutto? Affitti temporanei, spostamenti, spese impreviste. Per gli sfollati sono stati annunciati i contributi del Contributo di autonoma sistemazione (CAS): 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente, fino a un massimo di 900 euro al mese per nucleo.

È un sostegno concreto ma non basta a cancellare l’incertezza. Perché un conto è “resistere” qualche mese, un conto è ricostruire un progetto di vita in un’altra zona.

Sul fronte delle obbligazioni economiche, si parla anche di sospensione delle rate dei mutui e di altre scadenze, come avviene nelle calamità. La misura è importante ma apre un tema enorme: se una casa non esiste più, che futuro ha un mutuo?

Il rischio “città fantasma”: quando lo spopolamento diventa una seconda frana

Una frana può svuotare un quartiere in pochi giorni. Lo spopolamento, invece, è lento. Ma spesso è più difficile da fermare. Se centinaia di famiglie non rientrano, cambiano i flussi: meno clienti per i negozi, meno iscritti a scuola, più case chiuse, più strade silenziose. E quando il silenzio resta, a farne le spese è l’intera città, anche chi non è stato evacuato. Questo scenario non riguarda solo Niscemi. In Italia, secondo ISPRA, la popolazione residente in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3+P4) supera 1,28 milioni di abitanti. Niscemi oggi è un caso simbolo: perché mostra quanto velocemente una mappa del rischio possa diventare una mappa della vita reale.

FAQ

Quante persone sono state evacuate a Niscemi per la frana?
Circa 1.276 cittadini, pari a circa 500 nuclei familiari, evacuati dalla zona rossa.

La zona rossa è destinata ad allargarsi?
La fascia di rispetto resta di 150 metri, ma può arretrare verso il centro se il fronte continua a cedere, perché la frana è ancora attiva.

È vero che il centro di Niscemi deve essere evacuato?
Secondo quanto riferito da Fabio Ciciliano, chi vive fuori dalla zona rossa non deve lasciare casa e il centro sulla piana è indicato come zona sicura.

Che cos’è il divieto di “inedificabilità assoluta” di cui si parla?
È un vincolo che vieta nuove costruzioni in un’area considerata a rischio, annunciato per circa 25 km² a tutela della popolazione.

Gli sfollati ricevono un aiuto economico?
Sono stati annunciati contributi del CAS fino a 900 euro al mese per nucleo, in base alla composizione familiare.