Commercianti, artigiani e professionisti sono scesi in piazza, stamani, a Gela, manifestando davanti al municipio la loro protesta verso Comune, Regione e Stato per le misure insufficienti adottate contro la crisi economica dal 2008 a oggi, aggravata dall’emergenza Coronavirus.

Indossando mascherine e rispettando il distanziamento sociale, piu’ di un centinaio di esercenti hanno consegnato simbolicamente le loro licenze commerciali o le chiavi dei negozi, depositandole all’interno di scatoloni posti
al centro di Piazza San Francesco.

Una delegazione ha chiesto di incontrare il sindaco, Lucio Greco.

“Le categorie dei commercianti, della piccola impresa, degli artigiani non sono abituati alle manifestazioni e alle
proteste di piazza – hanno dichiarato ai cronisti – ma la situazione e’ davvero drammatica e non ce la facciamo più. E’ necessario far sentire la nostra voce in tutti i modi per evitare che si arrivi al peggio”.

Proteste e manifestazioni non soltanto a Gela. Ieri a protestare a Lipari, sono stati i lavoratori marittimi stagionali delle Eolie, che hanno consegnato, davanti al Comune, i loro libretti di navigazione. Una protesta, hanno precisato, simbolica e non contro il sindaco. Hanno denunciato di essere stati tagliati fuori da ogni tipo di aiuto da parte dello Stato.

Due giorni fa, invece a Palermo, una passeggiata a piazza Verdi, nei pressi del teatro Massimo di Palermo, per “protestare contro l’incapacità del governo Conte che ha abbandonato al proprio destino avvocati, liberi professionisti, ristoratori, titolari di bar, parrucchieri, commercianti, agenzie di viaggio, albergatori, agenti di commercio”. I partecipanti alla protesta, un centinaio di persone, hanno sostenuto di aver ricevuto dal Governo quelle che definiscono “solo mancette di Stato”. A protestare, tra gli altri, commercianti come Mauro Leone, e i ristoratori Marcello Catuogno, Eugenio Randi, che gestisce una pizzeria e un ristorante nel centro storico che non ha usato mezzi termini: “C’è troppa confusione, è tutto troppo complicato e noi dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter lavorare serenamente, abbiamo scelto di non aprire finché non c’è chiarezza su come poter fare l’attività di ristorazione. Dovremmo misurare la temperatura ai clienti, sanificare i bagni ogni volta che un cliente va alla toilette, acquisire la modulistica. Si chiedono cose che francamente non credo possiamo gestire”.