Per la prima volta, a Gela, un pastore è stato rinviato a giudizio con l’accusa di “stalking” in danno di un imprenditore agricolo, per avere, con le proprie pecore, compiuto “atti persecutori reiterati”, tramite danneggiamenti, minacce, intimidazioni.

L’ha deciso oggi il gup del tribunale di Gela, Paolo Fiore, su richiesta del pm, Federica Scuderi, fissando la data del processo per il 4 maggio del prossimo anno. Sul banco degli imputati comparirà un pastore di 51 anni, marito della proprietaria del gregge, ma anche un suo collaboratore, il romeno, di 41 anni, che deve rispondere con lui di danneggiamento e pascolo abusivo.

Negli ultimi quattro anni, insieme, avrebbero causato danni per oltre 50 mila euro a un imprenditore agricolo, esponente locale di Confagricoltura, che, con una decina di contadini, ha trovato il coraggio di denunciare all’autorità giudiziaria le continue scorrerie di Trubia (già inquisito per estorsione ed associazione mafiosa), costituendosi parte civile ma subendo continue ritorsioni, tra cui l’aggressione, per fortuna senza conseguenze, ad opera di un branco di cani del pastore.

Il suo gregge, composto da un migliaio tra pecore e capre, avrebbe ripetutamente invaso i poderi nelle contrade Spina Santa, Passo di Piazza, Priolo, Valle Monacella e Piano Stella, divorando o rendendo inutilizzabili ai fini commerciali intere colture di orzo e frumento o le produzioni di vigneti, oliveti e frutteti. Nei giorni scorsi sono scomparsi quintali di carrube pronte per la raccolta. Per paura, molti contadini svendono i terreni, altri li abbandonano. La Procura indaga anche su questo. I contadini chiedono più sicurezza nelle campagne ma pochissimi denunciano. Sindacati degli agricoltori, associazione antiracket e Comune di Gela, oggi, non si sono costituiti parte civile.