La crisi occupazionale delle centinaia di lavoratori licenziati dopo la chiusura del Cara di Mineo è stata al centro di un vertice nel Palazzo del governo a Catania. L’incontro è stato organizzato dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Nel corso della riunione, è emersa l’esigenza di dover avviare un confronto con il governo nazionale affinché predisponga misure compensative, previste e mai attuate, a tutela di un territorio fortemente degradato, che aveva trovato nel Cara una possibilità di sfogo per l’occupazione di centinaia di lavoratori, con una positiva ricaduta anche per l’indotto.

All’incontro sul futuro del Cara di Mineo hanno partecipato anche il presidente della Camera di commercio etnea Pietro Agen, il sindaco metropolitano di Catania Salvo Pogliese e il primo cittadino di Mineo Giuseppe Mistretta.

In particolare, il sindaco della città che ospita l’ex centro di accoglienza ha dato la disponibilità, agli imprenditori che lo vorranno, di poter utilizzare le aree a sud del centro abitato destinate ad attività produttive. Da parte sua, il presidente Musumeci ha espresso la volontà del governo regionale a realizzare interventi infrastrutturali in quelle zone, qualora dovessero insediarsi aziende che possano assorbire una parte di lavoratori espulsi dopo la chiusura del centro. Analogo interesse hanno manifestato il presidente della Camera di commercio e il sindaco Pogliese.

La riunione è stata aggiornata al prossimo mese di giugno, per un confronto con i sindacati e le organizzazioni di categoria di industria, commercio e artigianato, in attesa di una risposta da parte del governo centrale.

Intanto il 15 maggio è stato aggiornato al 9 luglio il processo per turbativa d’asta e falso nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Cara di Mineo. In quella data si dovranno sciogliere le riserve sull’ammissibilità delle prove documentali e la nomina dei periti per la trascrizione delle intercettazioni, il processo, davanti al terzo Tribunale di Catania.