• 25 arresti a Catania nell’operazione Piombai
  • A san Cristoforo bloccata la pizza di spaccio della famiglia di Martino
  • Anche le donne gestivano la piazza, 11 con il reddito di cittadinanza

Questa mattina, su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania nei confronti di 25 persone indiziate di reati in materia di detenzione e cessione di stupefacenti e di associazione finalizzata al traffico e alla cessione di stupefacenti.

L’operazione al centro di San Cristoforo

L’indagine, coordinata dalla Dda etnea e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Piazza Dante, ha consentito di disarticolare l’associazione che gestiva la fiorente “piazza di spaccio” nella Via Piombai, centro di San Cristoforo, che gli investigatori hanno monitorato, da giugno a ottobre 2020, attraverso un sistema di videoripresa che ha consentito loro di delineare il ruolo rivestito da ciascun indagato nonché comprendere il sistema di funzionamento della attività illecita condotta dall’organizzazione.

Un cortile in una piazza di spaccio

E’ stato ritenuto che a capo del sodalizio vi fosse Giovanni Alfio Di Martino il quale, con il costante supporto del nipote Giuseppe Di Martino, aveva trasformato la propria abitazione e l’agglomerato d’immobili di pertinenza della famiglia a essa attigui, in un vero e proprio fortino dello spaccio, principalmente di cocaina e crack, che tramite un collaudato sistema di pusher e vedette organizzati in turni, riusciva a garantite centinaia di cessioni quotidiane per un introio medio stimato intorno ai 10.000€ al giorno.

Vedette e umiliazioni su Tiktok

L’accesso degli acquirenti era regolato dalle vedette poste a sorveglianza di via Piombai, che ne autorizzavano sia l’accesso e l’uscita solo in situazioni di massima sicurezza e sempre sotto il vigile controllo di Giovanni e Giuseppe Di Martino i quali non esitavano a impiegare metodi autoritari, sino alle percosse, per redarguire i complici che non avevano tempestivamente avvertito del sopraggiungere delle forze dell’ordine oppure selezionato e regolato adeguatamente l’afflusso dei clienti. Alcune delle vedette, inoltre, erano talvolta costrette a subire derisioni e umiliazioni di vario genere dallo stesso capo piazza che immortalava il tutto con il proprio cellulare e ne postava i video su network “Tik-Tok”.

Partecipavano anche le donne

L’attività investigativa ha anche consentito di delineare la partecipazione attiva all’organizzazione di tre donne fra cui la moglie e la cognata di Giovanni Di Martino, le quali gestivano i guadagni della piazza, nascondendo il denaro incassato. Affiancavano e talvolta sostituivano gli uomini della famiglia nel controllo delle attività, non curandosi affatto in alcuni frangenti della presenza dei figlioletti di Di Martino Giovanni Alfio di appena 1 e 4 anni. La nipote, Giugffrida Vita, invece, insieme al compagno Bonaceto Antonino, aveva il compito di rifornire quotidianamente la piazza poco prima dell’apertura alle 17:00, così da evitare la disponibilità d’ingenti quantitativi di sostanza nei luoghi dello spaccio e il connesso rischio di rilevanti perdite economiche.

Prendevano anche il reddito

Undici degli odierni indagati sono risultati percettori o beneficiari del “reddito di cittadinanza” e pertanto verranno segnalati all’autorità competente per la conseguente sospensione del beneficio.

Gli arrestati

In carcere

Giovanni Alfio Di Martino, classe 1991
Giuseppe Di Martino, classe 2001
Georgiana Xenia Bontu, classe 1991
Pietro Pulvirenti, classe 1998
Domenico Dario Blandini, classe 1987
Carmelo Pulvirenti, classe 1976
Carmelo Motta, classe 1989
Angelo Guarneri, classe 1990
Orazio Laudani, classe 1993
Giuseppe Di Mauro, classe 1988
Antonio Giovanni Bonanno, classe 1987
Antonino Bonaceto, classe 1994
Vita Giuffrida, classe 1997
Vincenzo Pantellaro, classe 1981
Mario Vinciguerra, classe 1996
Giovanni Marchese, classe 1999
Domenico Marchese, classe 1978
Giuseppe Spampinato, classe 1989
Antonino Valentino Di Guardo, classe 1987
Sergio Fortunato Messina, classe 1976
Giuseppe Alessandro D’Amico, classe 1990

Ai domiciliari

Silvia Monica Maugeri, classe 1996

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

Antonio Giuseppe Seminara, classe 1989
Giuseppe Romeo, classe 1992
Salvatore Vadalà, classe 1988