E’ ripartita la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla polizia di Stato nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli su internet per i minori, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione nell’ambito del progetto “Generazioni Connesse”. Domani, giovedì 7 aprile, a Catania in piazza Università a partire dalle 9,30 gli esperti della polizia postale incontreranno a bordo del truck i giovani studenti dell’istituto comprensivo “Vespucci-Capuana-Pirandello” e dell’istituto comprensivo “Manzoni-Diaz”. Un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni che, nel corso delle precedenti edizioni, ha raccolto un grande consenso.

I numeri della campagna

Gli operatori della polizia postale e delle comunicazioni hanno incontrato oltre 2 milioni e mezzo di studenti, sia nelle piazze che nelle scuole, 220 mila genitori, 125 mila insegnanti per un totale di 18.500 istituti scolastici e oltre 350 città sul territorio, una pagina facebook con 132 mila like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online. Ancora una volta la polizia di Stato scende in campo al fianco dei ragazzi per un solo grande obiettivo: “Fare in modo che il dilagante fenomeno del cyberbullismo, e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non faccia più vittime”.

La prevenzione come obiettivo

L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione, molestie online, attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”. Gli studenti attraverso il diario di bordo (https://www.facebook.com/unavitadasocial/) potranno lanciare il loro messaggio positivo contro il cyberbullismo. Il truck di “Vita da social”, allestito con un’aula didattica multimediale, consente agli operatori della polizia postale di incontrare studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a tutte le fasce di età.

I social parte integrante della vita quotidiana

I social network sono parte integrante della quotidianità di ogni teenager e lo stanno diventando per bambini sempre più piccoli. “Il nostro sforzo, come polizia di Stato, – afferma il primo dirigente della polizia di Stato, Marcello La Bella – è far comprendere i pericoli reali e non ‘virtuali’ in cui i minori possono imbattersi rimanendone vittime.  Ed a tal fine, tantissimi sono stati gli incontri che, sebbene in periodo di pandemia, abbiamo continuato a svolgere anche in modalità remota. Dobbiamo continuare a diffondere una cultura della sicurezza online in modo da offrire agli studenti occasioni di riflessione ed educazione per un uso consapevole degli strumenti digitali”. Oltre 26.000 studenti, 1.800 insegnanti e 200 genitori nelle province di Catania, Messina, Ragusa e Siracusa sono stati incontrati dai poliziotti del compartimento polizia postale “Sicilia Orientale” nelle scuole di ogni ordine e grado.

Le preoccupanti ricerche

Dalla ricerca di Skuola.net per “Una Vita da Social” emergono alcuni fattori interessanti che spesso i Millennials e la Gen Z tengono ben segreti. Emerge infatti che un ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso. Sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21%), nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%). Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di sfuggire dal controllo dei propri genitori (il 4%).

La ricerca del consenso

Non manca tuttavia uno zoccolo duro, neanche così piccolo, che vive per i like. Sempre per uno su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo uno su 6 dichiara di non farlo mai. Questo perché attraverso la guerra dei like si costruiscono amicizie e rapporti personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno (48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero ad una approvazione di un contenuto altrui col solo scopo di farsi notare.

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