Sono circa 3800 le famiglie che a Catania hanno subito o stanno per subire uno sfratto avviato già nel 2015. Circa l’80% degli sfratti è poi dovuta a morosità incolpevole.

Un dato sconfortante quello emerso dopo la pubblicazione da parte del ministero degli Interni del numero di sfratti relativi al 2015.

“La rilevazione annuale, oltre a segnalare per Catania l’incompletezza dei dati forniti – spiega la segretaria del Sunia di Catania, Giusi Milazzo – che falsano il quadro dell’emergenza, continua a descrivere una situazione molto critica. Il fatto che nel 2015 si sia registrata una presunta flessione negli sfratti eseguiti (sono 559 nel 2015 con una flessione del -15,81%), non significa, purtroppo, che il disagio abitativo sia stato affrontato con misure efficaci”.

Il sindacato ripropone “l’utilizzo pieno dei fondi per la morosità incolpevole facilitando l’accesso al contributo, la predisposizione di alloggi per l’emergenza sfratti,la costituzione  a livello locale anche con i fondi comunitari per l’inclusione sociale del  fondo per il sostegno all’affitto,cancellato per il 2016 dal Governo nazionale”.

Il Sunia di Catania chiederà nei prossimi giorni anche un incontro con il Presidente del Tribunale per conoscere i dati reali e completi sugli sfratti ma anche per sensibilizzare la Magistratura proprio sul tema della morosità incolpevole.

“Il dato che cresce è quello delle richieste di esecuzione  che più degli altri descrive la reale drammatica situazione in cui versa il nostro territorio. – continua la Milazzo – Sono state 3257 infatti  le richieste di esecuzione pervenute al Tribunale per il 2015 con un incremento rispetto al 2014 del 4,66%, a cui si aggiungono i 559 sfratti (dato incompleto) eseguiti dall’Ufficiale giudiziario. Circa l’80% degli sfratti è poi dovuta a morosità incolpevole: Importante segnalare inoltre che dal 2005 al 2015 le richieste di esecuzione sono aumentate di circa il 60% passando da 2301 a 3257″.

Il Sunia nel segnalare la gravissima emergenza frutto di una lunga sottovalutazione del problema, ribadisce l’urgenza  di mettere a punto misure efficaci per affrontare una situazione che è ormai diventata una piaga sociale endemica.