La notizia che alcune diocesi della Sicilia abbiano deciso, come avviene anche in altre parti d’Italia, di ‘sospendere’ la figura di madrine e padrini per i battesimi è sbarcata anche sul New York Times, che titola così: “In the Land of the Godfather Comes a Ban on Them”, ovvero “Nella terra del Padrino vengono banditi i padrini”.

Il caso di Catania

Il giornale americano cita in particolare il caso di Catania dove il bando ai padrini sarebbe stato deciso a partire da questo weekend di ottobre. “È un esperimento”, spiega al NYT il vicario generale di Catania, monsignor Salvatore Genchi.

Il quotidiano della Grande Mela ha anche sentito alcune famiglie contrariate rispetto a questa decisione. La Chiesa siciliana è invece sostanzialmente d’accordo sul fatto che la figura del padrino abbia perso nella maggior parte il suo valore di accompagnamento alla fede e sia un modo invece per stringere rapporti con una famiglia o un clan.

Legami di mafia

“Parte della chiesa cattolica in Sicilia ha imposto un divieto di tre anni di nominare i padrini, sostenendo che la tradizione è diventata semplicemente un modo per rafforzare i legami familiari – e anche i legami di mafia”, scrive il quotidiano più famoso al mondo.

La tradizione religiose è diventata piuttosto “un’opportunità di networking per le famiglie che cercano di migliorare le loro fortune, assicurarsi dotazioni di collane d’oro e stabilire connessioni vantaggiose, a volte con mediatori locali che hanno dozzine di figliocci”.

Come avviene nel film “Il Padrino“, specialmente alla scena del battesimo quando Michael Corleone rinuncia a Satana in chiesa mentre i suoi scagnozzi colpiscono tutti i suoi nemici.

Il caso calabrese

Nell’articolo viene citato anche il vescovo calabrese Giuseppe Fiorini Morosini che riferisce che nel 2014, quando era vescovo di Reggio Calabria, chiese al Vaticano, per contrastare i legami della ‘ndrangheta, di poter sospendere la presenza di padrini ai sacramenti. L’allora Sostituto della Segreteria di Stato, il card. Angelo Becciu, rispose – secondo quanto Morosini dice al New York Times – che dovevano prima essere d’accordo tutti i vescovi della Calabria. E quindi in quel momento non fu possibile prendere una decisione in tal senso.